Dieci anni d’impegno: progetti e prospettive.

Dalle sentenze alle riforme

La Rete per la Parità, nel 2020, anno del decimo anniversario della sua fondazione, ha lanciato, su iniziativa della Presidente Rosanna Oliva de Conciliis, di Daniela Monaco e di Carla Mazzuca, il Comitato Promotore 603360.

Come già avvenne nel 2010 per i cinquant’anni, è in corso l’organizzazione per celebrare i sessant’anni della sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 13 maggio 1960, che eliminò le discriminazioni contro le donne nelle principali carriere pubbliche. Non formali celebrazioni ma occasioni per riflettere sull’attualità, con uno sguardo al passato ma proiettato verso il futuro, e individuare le strategie utili al raggiungimento degli obiettivi riguardanti la parità formale e sostanziale tra i sessi.

La pausa imposta dall’emergenza sanitaria ha obbligato a estendere gli eventi al 2021.

Ci auguriamo che le celebrazioni siano supportate, come in passato, dalle persone e dagli organismi ai quali ci accomuna la consapevolezza che, nonostante tanti successi, ancora la Parità è lontana.

Non deve venire meno l’impegno della Rete per la Parità e del suo Comitato scientifico, sostenuto da altre Associazioni, Università e Organismi nazionali, per arrivare alla parità sostanziale sancita dalla nostra Costituzione, obiettivo da perseguire sulla base di norme e convenzioni internazionali e comunitarie.

L’esperienza di questi anni ha dimostrato la validità delle tre linee guida individuate dalla Rete per la Parità sin dalla fondazione.

  Mai più portatrici d’acqua

Per la presenza di donne qualificate nelle assemblee elettive e nei luoghi decisionali.​

Mai più donne invisibili

Per liberare le donne italiane dal Burka mediatico e per assicurare il diritto all’identità di tutte e tutti attraverso l’attribuzione del doppio cognome.​

Mai più discriminate sul lavoro

Contro le discriminazioni nell’accesso, nelle carriere e nelle retribuzioni, e contro ogni forma di violenza economica.

Nella Costituzione italiana il lavoro posto a base della Repubblica non è fine in sé, come scrisse Costantino Mortati, o mero strumento di guadagno, ma mezzo di affermazione della personalità del singolo, garanzia di sviluppo delle capacità umane e del loro impiego.