cognomi materni

Si avvicina l’obiettivo della Rete per la Parità, individuato da anni, di arrivare a una legge sui cognomi che rispetti la parità tra i genitori e il diritto delle figlie e dei figli a uno status corrispondente alle origini, e metta l’Italia al passo con gli altri Paesi.

Apprezzabile l’iniziativa immediata del Governo dopo la condanna di Strasburgo di approvare un DDL sui cognomi. Si spera nel tavolo tecnico interministeriale istituzionale preannunciato dalla viceministra Guerra per integrarne e migliorarne i contenuti.

Va anche conosciuta la contemporanea decisione della Corte D’Appello di Genova di accogliere la questione di legittimità costituzionale, sollevata da Susanna Schivo, avvocata di Genova, componente del Comitato scientifico della Rete per la Parità, che patrocina una coppia e ha portato il ricorso contro l’attuale normativa italiana sui cognomi delle figlie e dei figli davanti alla Corte Costituzionale, che a breve dovrà occuparsene.

Davvero straordinaria la concomitanza delle notizie da Strasburgo e da Genova.

Ecco il link alla sentenza di Strasburgo, che al più presto dirameremo anche nel testo in italiano, non ancora disponibile

Ecco il testo del Comunicato stampa dell’avv. Susanna Schivo:
COMUNICATO STAMPA

“Con un tempismo casuale ma davvero straordinario, la Corte di Strasburgo ha deciso in questi giorni che l’inesistenza nel nostro ordinamento di una deroga all’automatica attribuzione del cognome paterno ai figli legittimi all’atto della nascita è gravemente “discriminatoria verso le donne” e costituisce violazione della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Infatti, proprio nei prossimi mesi la Corte Costituzionale è chiamata a decidere in merito alla questione sollevata dalla Corte di Appello di Genova, con ordinanza depositata il 28 novembre scorso – lo afferma l’avv. Susanna Schivo del Foro di Genova, che ha patrocinato la richiesta di due coniugi nel giudizio sorto dopo il rifiuto di veder assegnati al proprio figlio entrambi i cognomi, come viene identificato quest’ultimo in Brasile, paese d’origine della madre.

A differenza della sentenza della Corte di Strasburgo, che non ha efficacia immediata e diretta nel nostro ordinamento – commenta il legale – la decisione della Corte Costituzionale potrebbe definitivamente eliminare la disciplina discriminatoria ad oggi vigente, consentendo finalmente a ciascun genitore di identificare la prole all’atto della nascita anche con il proprio cognome”.

Aggiunge ancora l’avv. Susanna Schivo: “In tempi ancora più brevi l’Italia potrebbe allinearsi agli altri paesi europei, se il Parlamento decidesse di discutere la normativa richiesta da più parti da oltre trent’anni (la prima proposta risale al 1979), che aveva portato in una passata legislatura anche ad una bozza di riforma del Codice civile”.

Per chiarimenti contattare l’Avv. Susanna Schivo al n. 329/1981508 o via email all’indirizzo avv.susannaschivo@libero.it.

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