Donne e bambine afghane: ostaggio dei Talebani e dimenticate dall’Occidente
Dal ritorno al potere dei Talebani il 15 agosto 2021, l’Afghanistan vive una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Le restrizioni imposte alle donne e alle bambine hanno cancellato anni di progressi in istruzione, lavoro e diritti civili. Fame, mancanza di cure, violenze e repressione caratterizzano la vita quotidiana.
Le donne e le bambine sono le principali vittime di un regime che le priva sistematicamente dei diritti fondamentali, condannandole a una condizione di oppressione permanente, senza libertà di movimento né accesso a istruzione, lavoro e cure sanitarie di base
Le conseguenze di tale disumano regime sono ancora più drammatiche nelle emergenze.
Il recente terremoto ha mostrato tutta la crudeltà di un sistema che vieta alle donne di essere soccorse da uomini non appartenenti alla famiglia. Così, migliaia di donne e bambine intrappolate sotto le macerie non hanno potuto ricevere assistenza tempestiva. Poiché solo il 10% del personale medico nelle aree colpite è donna, per molte vittime l’accesso alle cure è stato impossibile. Un disastro naturale si è trasformato in una condanna a morte, amplificando l’oppressione quotidiana.
Questa è solo l’ultima conseguenza di un regime in cui oltre 2 milioni di ragazze sono escluse dalle scuole secondarie e dalle università e l’istruzione femminile è vietata oltre la sesta classe. Più del 70% delle donne è escluso dal mercato del lavoro e da ruoli decisionali. Recenti decreti hanno introdotto ulteriori divieti: viaggiare senza un accompagnatore maschile, ricevere cure mediche da personale maschile, apparire sui media o esprimersi in radio e televisione. Non possono cantare o farsi udire in pubblico, sono escluse da luoghi come parchi, palestre, bagni pubblici, musei e negozi. Dal dicembre 2024, è stato anche vietato alle donne di formarsi come ostetriche o infermiere, riducendo drammaticamente l’assistenza sanitaria disponibile per le donne stesse.
A fronte di questa tragedia, la comunità internazionale mantiene un silenzio assordante. Condanne simboliche, finanziamenti minimi ed insufficienti e assenza di strategie coerenti stanno tradendo milioni di donne e bambine ridotte all’invisibilità politica e diplomatica.
Come Rete per la Parità – APS, riteniamo doveroso ribadire con forza la nostra solidarietà e chiedere un impegno concreto da parte delle istituzioni nazionali e internazionali affinché non venga meno la tutela dei diritti umani, con particolare riguardo all’accesso all’istruzione, alla salute, al lavoro e alla libertà personale delle donne e delle bambine.
Chiediamo quindi che l’Italia, con urgenza, insieme con l’Unione Europea e gli Organismi internazionali
- promuova azioni incisive e coordinate per sostenere la popolazione femminile afghana, restituendole dignità, opportunità e futuro;
- siano aperti corridoi umanitari per l’accesso sicuro agli aiuti internazionali;
- siano coinvolte le opinioni pubbliche e i media internazionali per ripristinare l’attenzione mediatica sui diritti delle donne e delle bambine afghane;
- siano adottati standard umanitari inderogabili, che vietino qualsiasi discriminazione di genere anche negli interventi di soccorso;
- siano stanziati finanziamenti adeguati e monitorati per sostenere programmi di istruzione, salute e tutela dei diritti umani, con meccanismi trasparenti e indipendenti;
- siano garantiti nei negoziati sul futuro dell’Afghanistan i prioritari diritti delle donne e la loro partecipazione piena e significativa con quote e delegazioni autonome:
- sia evitata ogni forma di legittimazione del regime talebano ponendo fine alle trattative condotte da delegazioni solo maschili e garantendo alle donne piena rappresentanza politica e negoziale.
Il silenzio internazionale rischia di diventare complice di un sistema che nega dignità e futuro a metà della popolazione afghana. Non possiamo permettere che la voce delle donne e delle bambine afghane resti soffocata sotto il peso dell’oscurantismo e dell’oblio.


