Articoli

Per tutta la giornata il tema della parità, proprio come un drone, sorvola e intercetta anche gli altri obiettivi della sostenibilità: un incontro pubblico sull’Agenda Onu 2030 a partire dall’Obiettivo 5 sulla parità di genere, un seminario sul cyber-bullismo, l’esposizione di lavori delle alunne del liceo dello sport sulle discriminazioni di genere, un laboratorio di coding a cura di MindSharing.tech. Video, poster, mostre, musica, esposizioni di libri e di lavori, questo e molto altro ancora è il “Drone della Parità”.

Un Festival nel Festival, organizzato dalla Rete per la Parità con l’I.I.S. “Pacinotti-Archimede” e MindSharing.tech nell’ambito del ”Festival dello sviluppo sostenibile”.

L’ingresso è libero e la giornata è organizzata intorno a domande e risposte di una serie di esperte, videointerviste alle persone presenti e alle innovative e fantasiose realizzazioni.

Per prenotarsi ai laboratori di coding: http://bit.ly/2rLeQwH
Si consiglia di scegliere la partecipazione ad uno dei tre tavoli inviando una mail a segreteria.reteperlaparita@gmail.com

I giovani studenti inaugureranno il sito Cinquant’anni non sono bastati, ispirato all’omonimo libro curato da Anna Maria Isastia e Rosa Oliva – ed. Scienza Express, che recentemente ha ricevuto dal Premio Roma 2017 una menzione di merito. Il sito sarà raggiungibile anche attraverso il QR CODE del volume.
Un interessante e originale intreccio tra lettura tradizionale e strumenti digitali, un ottimo strumento per seguire in tempo reale l’evolversi della parità in Italia.

#dronedellaparita #ASviS #festivalsvilupposostenibile

Programma

Leggi di più: http://bit.ly/2ryKelK


FIRMA LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG http://bit.ly/2p4c3zZ

In questo 25 aprile Marisa Cinciari Rodano e Rosanna Oliva de Conciliis, anche a nome delle firmatarie, chiedono:

alla Rai TV di rendere visionabili e disponibili al pubblico, in apposita sezione di Teche Rai e utilizzabili non a fini di lucro, i materiali di repertorio utili a ricostruire la Storia delle donne;

al MIUR di agire perché la Storia delle donne abbia una equa rappresentazione nelle scuole.

Come prima azione chiediamo che sia sbloccato il documentario della Rete delle reti femminili “Le donne nella Resistenza. E perché alle partigiane fu negato di sfilare dopo la Liberazione”https://www.youtube.com/watch?v=u_t6mbT2CBM, oscurato perché contenente anche clip di proprietà Rai.

La storia delle donne, sistematicamente ignorata anche dai programmi di scuola e dai libri scolastici, deve essere liberata e riportata alla luce.

Il servizio pubblico prenda esempio dalla recente pubblicazione online dell’immane archivio segreto del Vaticano: http://asv.vatican.va/content/archiviosegretovaticano/it/consultazione.html. Se il Vaticano ha reso possibile l’accesso libero e gratuito all’immenso patrimonio dei suoi contenuti, lo Stato italiano potrà ben fare qualcosa per restituire alle donne ciò che è rimasto della loro storia, a lungo negata e nascosta.

Marisa Cinciari Rodano

Rosanna Oliva de Conciliis

DonneinQuota

Rete delle Reti

Rete per la Parità

IN EVIDENZA
Ci sono diritti che assomigliano a corse ad ostacoli: sono sanciti da una legge o da una sentenza eppure per poterne godere i cittadini devono percorrere la strada più lunga. Quella che passa per il giudice di un Tribunale a cui chiedere solamente che venga riconosciuto un diritto che dovrebbe essere garantito. Da alcuni mesi – grazie a una sentenza della Corte Costituzionale tutte le mamme e tutti i papà avrebbero il diritto di dare ai propri figli entrambi i loro cognomi. Avrebbero, appunto. Le cose infatti non stanno proprio così. Secondo i dati raccolti dalla Rete per la Parità sono ancora una piccola minoranza le famiglie che hanno visto riconosciuto questo diritto. Per capire meglio che sta succedendo e di chi è la responsabilità di questi ostacoli, ne abbiamo parlato con Rosanna Oliva de Conciliis, presidente dell’associazione Rete per la Parità che nel corso degli ultimi mesi si è impegnata per diffondere il contenuto della sentenza e sollecitare le istituzioni sulla sua applicazione.” Leggi l’intervista di Silvia Pasqualotto su Alley Oop (e su Facebook e Twitter).

La parità di genere per uno sviluppo rispettoso dell’equilibrio nei Paesi e fra i Paesi​: il Goal 5 a FORUM PA 2017. “Il gruppo Goal 5 in ASviS ha elaborato dettagliate osservazioni al primo Rapporto del Ministero Ambiente, le stesse riportate da Rosanna Oliva de Conciliis, coordinatrice del gruppo, il 21 marzo scorso in occasione dell’incontro del Ministero con la società civile e incluse nell’analisi dell’ASviS sulla scelta degli indicatori per la Strategia italiana”. Leggi l’intervista di Patrizia Fortunato.

Dal cognome materno alla legge sul femminicidio: la Camera dalla parte delle donne. È stata sin dall’inizio una Camera dei deputati molto attenta alla discriminazione di genere, quella presieduta da Laura Boldrini. A partire dalla fondazione della Sala delle donne per dare un riconoscimento, anche visivo, tramite fotografie e documentazioni, a quelle donne che hanno contribuito alla Repubblica, ma che restano sconosciute ai più. Le iniziative sono state molte: dalla legge sul femminicidio al cognome materno, passando per una “rivoluzione linguistica” che prevede l’utilizzo nei resoconti parlamentari delle parole “ministra” o “deputata”, fino a quel momento usate solo in forma maschile.

EVENTI DALLE NOSTRE ASSOCIATE
Da venerdì 14 aprile a lunedì 17 aprile – Roma, Teatro Palladium Università Roma Tre. Piazza Bartolomeo Romano, 8. FESTIVAL “LE COMPOSITRICI”: MOSTRE “DONNE E LAVORO” E “DONNE NELLE ARTI”. Organizzato da Toponomastica Femminile in collaborazione con Scuola Popolare di Musica di Testaccio, DAMS e DSF dell’Università Roma Tre e Conservatorio “Piccinni” di Bari, il festival intende mettere in luce la natura versatile delle donne artiste, del loro talento creativo, che si è fatto strada nei campi più svariati, dalle Arti maggiori a quelle minori, nonostante l’imperante predominio maschile.

Da domenica 23 aprile – Corciano. MOSTRA-CONVEGNO “1946: IL VOTO DELLE DONNE”.
Inaugurazione della tappa umbra dell’esposizione itinerante organizzata dalla FILDIS – Federazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori e dal Dipartimento Pari Opportunità.

BANDI
PREMIO DI LAUREA “TULLIA ROMAGNOLI CARETTONI” BANDITO DALL’UNIONE FEMMINILE NAZIONALE. Il premio di €2000 è destinato a laureati/e e laureandi/e che frequentino o abbiano frequentato corsi di laurea magistrale. La domanda va inviata entro il 31 maggio 2017 http://unionefemminile.it/premio-di-laurea-tullia-romagnoli-carettoni/. Per info: 026599190 e segreteria@unionefemminile.it

FORMAZIONE
MASTER ANTICORRUZIONE, APERTE LE ISCRIZIONI AL QUARTO MODULO. Il Dipartimento di Economia e Finanza dell’Università di Roma Tor Vergata nell’ambito del Master Anticorruzione, seconda edizione, offre l’opportunità di partecipare, dall’8 al 12 maggio, al singolo Modulo “Prevenzione del rischio di corruzione nelle imprese: il d.lgs. 231/2001 e l’adozione dei modelli organizzativi di prevenzione dei reati” al costo di 750 euro. Al termine del Modulo sarà fornito ai frequentanti l’accesso gratuito per un anno al corso on line Learnico sulla 231. Per iscrizioni, entro il 2 maggio: master.anticorruzione@uniroma2.it.

SCUOLA DI DEMOCRAZIA/SCUOLA PER LA BUONA POLITICA 2017 – FONDAZIONE BASSO. Giunto al suo decimo anno di attività il corso dedicato a Letture politiche del secondo Novecento. Il prossimo incontro giovedì 20 aprile (ore 14,30-19), nella saletta della Fondazione Basso (via della Dogana Vecchia, 5, Roma). “Fatti e Norme” di Jurgen Habermas – relatori Stefano Petrucciani e Alessandro Ferrara. Discussione guidata da Catia Papabasso@fondazionebasso.it o 066879953

LETTURE
IL FUTURO DELLE MILLENNIALS NELLE PROFESSIONI STEM
“Data Protection Officer, Digital Information Officer, Cyber Security Expert, Big Data Engineer, Mobile Application Developer, Data Scientist, Esperto in Metodologie Agile e Internet of Things Expert: se siete delle giovani donne segnatevi queste professioni e iniziate a capire come muovervi per imparare ad esercitarle. Secondo la ricerca “Donne e digital transformation: binomio vincente”, condotta da NetConsulting Cube per conto di CA Technologies- Queste figure sono presenti limitatamente nelle aziende italiane e sono ricoperte per lo più da uomini, ma nel prossimo futuro sono destinate a crescere rapidamente e sempre di più potranno essere occupate dalle donne”. Leggi di più

NEWSLETTER
ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) – Supplemento settimanale 10/04/17-24/04/17

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 – Newsletter di marzo 2017

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IN EVIDENZA
Il G7 delle Donne, l’iniziativa della presidenza italiana del G7 verso il vertice di Taormina. “Perché solo migliorando l’accesso delle donne al mercato del lavoro aumenteremo la crescita: in Italia, la correlazione fra stagnazione e bassa partecipazione delle donne al lavoro (meno del 50%, secondo i dati Ocse) appare eclatante. Ancora. Solo rendendo più compatibile la carriera professionale e la cura dei figli fermeremo l’invecchiamento deleterio di Paesi come il nostro.
La questione «parità di genere», vista con gli occhi di oggi, non è soltanto una questione di diritti. È una delle condizioni essenziali per uno sviluppo sostenibile delle nostre economie. Fare leva sulle donne, cominciando dalle ragazze, è una cura contro il declino”.

EVENTI
Giovedì 6 aprile – Messina, Palazzo di Giustizia, Aula Magna Corte d’Appello. Via Tommaso Cannizzaro – ore 15.00. LA FILIERA DELLA VIOLENZA. L’incontro, organizzato dalla locale sezione dell’AIGA, Associazione Italiana Giovani Avvocati, sarà moderato da Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto Occupato”. La partecipazione riconosce tre crediti formativi in materia deontologica in corso di accreditamento.

Giovedì 6 aprile – Palermo. Via Lincoln, 121 – ore 18.00. INAUGURAZIONE CASA MEDITERRANEA DELLE DONNE. Sede dell’Archivio storico e della Biblioteca delle Donne dell’UDI Palermo e punto di ascolto del Centro antiviolenza Le Onde, La Casa Mediterranea delle donne sarà luogo di incontro, sede di attività culturali, artistiche, ricreative e di pratica politica fondata sulle relazioni che metta al centro la soggettività femminile, la valorizzazione delle differenze e la cultura della non violenza.

Venerdì 7 aprile – Firenze. Piazza del Duomo – ore 16.00. GIORNATA EUROPEA DI MOBILITAZIONE PER LA SALUTE PUBBLICA. La manifestazione è organizzata dal Coordinamento fiorentino per il diritto alla salute. Alle ore 16.00 raduno davanti alla Regione Toscana; alle ore 19.00 presidio con musica e spettacolo teatrale in Piazza S. Lorenzo. Per info: ctdsfirenze@virgilio.it

Lunedì 10 aprile – Roma, Archivio Centrale UDI. Via della Penitenza, 37 – ore 08.30. SALUTE RIPRODUTTIVA E SALUTE INFANTILE: FATTORI DI RISCHIO E PROSPETTIVE FUTURE.
 Il seminario, organizzato dalla Consulta Cittadina Permanente dei Consultori Familiari di Roma, è rivolto agli operatori dei servizi territoriali e ha l’obiettivo di ampliare le conoscenze alla base del lavoro di promozione della salute. Partecipazione gratuita con rilascio su richiesta di attestato di partecipazione. Per iscriversi: consultaconsultoriroma@hotmail.it.

BANDI
PREMIO DI LAUREA “TULLIA ROMAGNOLI CARETTONI” BANDITO DALL’UNIONE FEMMINILE NAZIONALE. Il premio di €2000 è destinato a laureati/e e laureandi/e che frequentino o abbiano frequentato corsi di laurea magistrale. Si invii domanda entro il 31 maggio 2017. Bando: http://unionefemminile.it/premio-di-laurea-tullia-romagnoli-carettoni/. Per info: 026599190 e segreteria@unionefemminile.it

FORMAZIONE
DALL’8 MARZO ALL’8 APRILE, IL MESE DELLE STEM: TORNA IL PROGETTO “LE STUDENTESSE ‘CONTANO’!”. Per il secondo anno la Rete per la Parità partecipa al progetto per la promozione delle discipline STEM, promosso dal MIUR e dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tutte le scuole, nell’ambito della propria autonomia, sono invitate ad approfondire i temi legati alla parità di genere e alla lotta alle discriminazioni di cui all’articolo 3 della Costituzione Italiana. A partire dall’8 marzo, le scuole possono visionare i progetti inseriti sul portale www.noisiamopari.it, selezionando il progetto di interesse e riceveranno sulla propria mail istituzionale il contatto del Referente dell’Ente che ha presentato proposte didattiche e attività formative indirizzate alle scuole. Visita: http://entistem.noisiamopari.it

CENTRO STUDI E INIZIATIVE PER LA RIDUZIONE DEL TEMPO INDIVIDUALE DI LAVORO E REDISTRIBUZIONE DEL LAVORO SOCIALE COMPLESSIVO. Volta ad inquadrare in modo semplice il problema della necessità di ridistribuire il lavoro, prosegue nel mese di aprile la pubblicazione sul sito del Centro dei Quaderni di formazione. Qui il Quaderno Nr. 4/2017 – “Oltre il capitalismo per scelta o per necessità? (Da l’uomo sottosopra)” Prima parte. N.B. I Quaderni di formazione precedenti sono reperibili e scaricabili al medesimo link.

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 Newsletter N.8 e supplemento settimanale 03/04/17-10/04/17

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Martedì 28 marzo – Roma. Palazzo Montecitorio, Sala della Regina. Piazza di Montecitorio – ore 15.00

Ore 15.00 – Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Presentazione del libro “Cinquant’anni non sono bastati. Le carriere delle donne a partire dalla sentenza n. 33/1960 della Corte Costituzionale”, a cura di Anna Maria Isastia e Rosa Oliva de Conciliis. Interventi, oltre a quelli delle curatrici, di Paola De Micheli, Marina Sereni, Valeria Valente, Manuela Di Centa, Monica Parrella, Alfonso Celotto, Susanna Schivo. Modera Valeria Vaccaro. Evento promosso dalla Sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli.

Qui la registrazione video:
http://www.radioradicale.it/scheda/504223/presentazione-del-libro-cinquantanni-non-sono-bastati-le-carriere-delle-donne-a

La CSW (Commissione sullo status delle donne) chiede maggiori sforzi per promuovere l’uguaglianza di genere.

Al termine di due settimane di intensi negoziati, la 58 ª sessione della Commissione sullo Status delle Donne (Commission on the Status of Women, CSW) si è conclusa a notte fonda il 22 marzo a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, con l’approvazione di un documento (Agreed Consclusions) che pone la parità di genere e i diritti umani delle donne tra le priorità assolute se si vuole raggiungere uno sviluppo che sia sostenibile.

La Commissione si è riunita quest’anno per esaminare le sfide e i cambiamenti posti dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per migliorare la vita di donne e ragazze nei Paesi in via di sviluppo. Se in generale gli Obiettivi – che erano stati stabiliti dall’ONU nel 2000 – hanno portato ad una riduzione di alcuni aspetti della povertà, quelli che risultano più lontani dall’essere raggiunti sono proprio quelli relativi a donne e bambine, in particolare per quanto riguarda il raggiungimento della parità di genere e il miglioramento della salute materna. In vista della scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel 2015, il documento della Commissione rappresenta un contributo determinante per stabilire le priorità per il prossimo quadro di sviluppo globale.

La Commissione ha espressamente chiesto un Obiettivo specifico sulla parità di genere, come era stato richiesto a gran voce dalle attiviste per i diritti delle donne.

“Un Obiettivo specifico sulla parità di genere significa che l’uguaglianza e i diritti delle donne sono importanti di per sé e devono costituire una priorità per gli investimenti governativi”, afferma Daniela Colombo, Presidente di AIDOS. “Si riconosce che uno sviluppo sostenibile e significativo deve affrontare le cause profonde della disuguaglianza di genere, che negano il diritto all’istruzione per donne e ragazze, il diritto di prendere decisioni sul proprio corpo e se e quando avere dei figli, l’accesso a pari opportunità d’impiego e pari retribuzione per il medesimo lavoro, nonché il diritto a una vita libera da ogni forma di violenza. Tutto ciò richiede una forte volontà politica e risorse adeguate”.

La Commissione ha inoltre dichiarato che l’Agenda di sviluppo per il post-2015 deve includere target specifici di genere in tutti gli altri obiettivi di sviluppo, in particolare quelli relativi all’istruzione, alla sanità, alla giustizia economica e all’ambiente. I governi sono inoltre invitati ad affrontare norme e pratiche sociali discriminatorie che favoriscono la disuguaglianza di genere, come il matrimonio precoce e forzato, le mutilazioni dei genitali femminili e altre forme di violenza contro donne e ragazze, rafforzando i meccanismi di controllo sull’applicazione dei diritti umani delle donne.

Le Agreed Conclusions hanno riaffermato la validità del Programma d’azione del Cairo (1994) e della Piattaforma di azione di Pechino (1995), richiedendo investimenti “per un’assistenza sanitaria completa e di qualità per la salute sessuale e riproduttiva”, tra cui la contraccezione d’emergenza, l’informazione e l’educazione, l’aborto sicuro, là dove è consentito dalla legge, la prevenzione e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili, compreso l’Hiv, e lo sviluppo di programmi di educazione sessuale per i/le giovani. Inoltre, le conclusioni richiamano al riconoscimento del diritto delle donne di “decidere liberamente e responsabilmente sulle questioni relative alla loro sessualità … libere da coercizione, discriminazione e violenza”.

Gli Stati membri hanno riconosciuto che i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio – che comprendono l’eliminazione della povertà e l’ampliamento dell’accesso ai servizi sanitari compresa la salute riproduttiva – sono stati ostacolati da persistenti “rapporti ineguali di potere tra donne e uomini,” leggi, norme sociali e stereotipi di genere particolarmente discriminatori.

I governi hanno espresso preoccupazione su diverse criticità legate alla parità di genere che non sono state adeguatamente affrontate dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, compresa la violenza contro le donne e le ragazze; pratiche dannose come il matrimonio precoce e forzato e le mutilazioni dei genitali femminili; il diritto alla salute sessuale e riproduttiva; la quantità di lavoro non retribuito di donne e ragazze, in particolare il lavoro di cura; il divario salariale di genere; la parità di accesso delle donne al controllo delle risorse compresa la proprietà della terra; i diritti di successione e la piena partecipazione femminile ai processi decisionali a tutti i livelli.

La Commissione ha chiesto provvedimenti per garantire l’accesso universale all’istruzione primaria, soprattutto per bambine e ragazze vulnerabili, nonché misure volte a rafforzare la partecipazione delle donne nei settori di lavoro formali e informali.

Le organizzazioni che si occupano di diritti delle donne e di salute sessuale e riproduttiva hanno espresso il loro plauso ai governi che si sono impegnati per i diritti di tutti gli individui a vivere senza violenza, discriminazione e barriere che impediscono l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, in particolare per le ragazze.

Tuttavia, le stesse organizzazioni hanno espresso il loro disappunto per l’azione di una piccola minoranza di governi conservatori, spronati dalla Santa Sede – che, unica religione al mondo, detiene status di osservatore speciale alle Nazioni Unite per via dello Stato del Vaticano – che ha contestato i concetti fondamentali di genere e i diritti umani delle donne durante le due settimane di negoziati.

In particolare è stato notato che, nonostante le Nazioni Unite abbiano da venti anni affermato il divieto di discriminazioni e violenze basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, i/le delegati/e governativi/e hanno ceduto alle pressioni per escludere il riconoscimento di queste violazioni nelle conclusioni finali concordate. Una lettera di protesta in tal senso è stata inviata a tutti gli Stati membri che hanno partecipato alla CSW.

La Liguria sale in cattedra con una decisione della Corte d’Appello di Genova – III Sezione Civile. Partendo dal caso di una coppia genovese che vorrebbe attribuire al proprio figlioletto anche il cognome della donna, la Corte solleva un dubbio di costituzionalità della norma implicita nell’ordinamento italiano, secondo cui la prole riceve automaticamente la sola “identificazione” paterna.

Leggi l’articolo completo su http://telenord.it/2014/01/11/cognome-materno-genova-sale-in-cattedra/

Con sentenza depositata il 12 settembre 2013 il TAR Lazio ha accolto, condividendone ogni singolo motivo di doglianza, il ricorso presentato lo scorso febbraio dall’Associazione nazionale per la promozione delle pari opportunità, Rete per la Parità, gruppo Consulta le Donne e Cittadini/e, assistiti dai legali Antonella Anselmo e Pier Paolo Carbone, contro il Comune di Colleferro per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità tra uomo e donna anche nella composizione della Giunta comunale.

Il Collegio giudicante, nel richiamare la piena valorizzazione dell’apporto diretto dei singoli e delle loro formazioni sociali (costituzionalmente rilevanti, ex art. 3 della Cost.), e nel garantire in sede processuale, la più ampia possibilità di sindacare la funzione amministrativa comunale, ha deliberato di non aderire alla richiesta del Comune di Colleferro di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia, anche in ragione della consacrazione del divieto di ogni discriminazione sulla base del sesso ed il riconoscimento della parità tra uomini e donne come diritto fondamentale di tutte le persone.

Il Collegio ha così deciso che la concreta attuazione del principio di non discriminazione deve essere individuata nella garanzia di una soglia prossima alla “pari” rappresentanza dei generi, da indicarsi nel 40% di persone del sesso sottorappresentato, confermando peraltro la precedente sentenza già resa sul caso di Civitavecchia.

Leggi tutto l’articolo su: http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=7235&arg=2&red=1


Scarica la sentenza del TAR


di Alessandra Casarico, Paola Profeta

“A woman’s world”: la rivista “Finance and Development” del Fmi dedica un numero al genere, e a quel che frena la leadership delle donne. Un’analisi dei meccanismi di selezione e altri fattori che spiegano perché “le brave ragazze non ottengono l’ufficio d’angolo”. Con qualche proposta per rimediare, da Wall street all’India

La presenza di gender gap nel mercato del lavoro è un fenomeno assai noto: minore partecipazione femminile, minori remunerazioni medie e difficoltà di accesso ai vertici delle aziende sono i principali segnali della mancanza di uguali opportunità tra uomini e donne. In alcuni paesi, l’Italia tra questi, meno del 50% delle donne partecipa al mercato del lavoro. Anche nei paesi in cui la presenza femminile è maggiore, poche sono le donne che raggiungono la “C-suite”, ossia le posizioni di amministratore delegato, direttore generale o direttore finanziario. Secondo i dati di Fang riportati nel Magazine, nel 2011 solo l’8% dei direttori finanziari e l’1,5% degli amministratori delegati di imprese americane di grandi dimensioni era donna. Secondo i dati della Commissione Europea, nelle principali società quotate europee solo il 5% dei Presidenti e il 16% dei membri dei CDA è donna (European Commission, Women and men in decision making, 2012).

Le donne non ci sono perché non vogliono esserci o c’è altro? La risposta che Fang offre è che “le brave ragazze non ottengono l’ufficio d’angolo” non perché non chiedono, ma perché i criteri con cui sono valutate per le promozioni sono diversi da quelli applicati per gli uomini. Prendiamo come campione gli analisti finanziari di Wall Street: ambiente altamente competitivo, in cui le donne sono circa il 20% del totale e in cui il network di relazioni è cruciale per avanzare di carriera. Le analiste donne hanno mediamente un’istruzione di maggiore qualità (più frequentemente hanno una laurea nelle Università della Ivy League), sono “connesse” alle aziende che devono valutare tanto quanto lo sono i colleghi maschi e hanno la stessa probabilità di ottenere lo status di “all star”, prestigioso riconoscimento attribuito dalla rivista “Institutional Investors”. Ma lo studio dei fattori che consentono alle donne e agli uomini di raggiungere questo riconoscimento rivela un’asimmetria di genere: per le donne l’istruzione e l’accuratezza nelle previsioni sono le determinanti principali; per gli uomini sono i contatti l’elemento cruciale.

Studiare i meccanismi di selezione è essenziale per comprendere perché poche donne arrivino nella C-Suite, nei consigli di amministrazione o in altre posizioni di vertice. Occorre verificare che la selezione sia il più possibile “gender neutral”. Se per esempio sono sempre uomini a selezionare, è probabile che, anche involontariamente, premino qualità “maschili” e applichino stereotipi verso la leadership femminile. La mancanza di donne nelle posizioni di comando e di selezione, a sua volta, può rafforzare gli stereotipi. Gli studi di Pande, Topalova e coautori discussi nel Magazine fanno luce sugli effetti degli stereotipi e propongono politiche efficaci per superarli: gli stereotipi di genere non consentono di riconoscere competenza nelle donne, ma quando si sperimenta la leadership femminile, le convinzioni sulle capacità delle donne mutano radicalmente, e in positivo.

Questo cambiamento ne genera di ulteriori sulla fiducia delle ragazze e sul livello delle loro aspirazioni. Per approfondire questo risultato spostiamoci da Wall Street all’India; dall’economia alla politica: nel 1993 l’India, allo scopo di aumentare la presenza femminile in politica, introduce una modifica costituzionale e riserva alle donne un terzo dei seggi in ogni amministrazione locale. Inoltre, nel West Bengal, regione su cui si concentra l’analisi, un terzo delle amministrazioni locali in ogni elezione viene casualmente selezionata per una leadership femminile, ossia per attribuire la posizione di consigliere capo –pradhan- ad una donna. Poiché i villaggi che hanno una leader donna sono selezionati casualmente, non ci dovrebbe essere nessuna differenza osservabile tra villaggi riservati o non riservati ad un pradhan donna, il che consente ai ricercatori di individuare un effetto causale dello “sperimentare un capo donna”. La percezione dei votanti sull’efficacia della leadership femminile è completamente diversa nei due gruppi di villaggi: gli elettori che sono stati “esposti” al capo consigliere donna per un periodo sufficientemente prolungato pensano che le donne siano dei leader competenti, a differenza degli abitanti dei villaggi che non hanno avuto questa esperienza.

Ciò che è ancora più interessante è che la presenza di donne in posizione di leadership ha modificato le aspettative e le aspirazioni dei genitori per le loro figlie (senza ridurre quelle per i loro figli) e delle figlie stesse per il loro futuro. Il cambiamento nelle aspirazioni si è poi tradotto in una riduzione del gap in termini di istruzione, generalmente a favore dei ragazzi, e dell’asimmetria nella ripartizione dei compiti domestici, in cui tipicamente le ragazze sono maggiormente coinvolte.

In India la scelta politica di avere donne leader è stata un catalizzatore di cambiamento. Secondo nostri studi (Baltrunaite, Bello, Casarico e Profeta, 2012), le quote di rappresentanza di genere, che sono state in vigore in Italia tra il 1993 e il 1995 per le elezioni comunali, hanno aumentato la qualità media dei politici eletti nelle amministrazioni locali. La legge Golfo-Mosca ha recentemente introdotto l’obbligo temporaneo di rispettare quote di rappresentanza di genere (il 20% per il primo mandato e il 33% per i successivi due) nei consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società quotate e delle società a controllo pubblico. L’Italia, tradizionalmente in una posizione di retroguardia, sta recuperando terreno nelle classifiche internazionali.

La presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate è passata dal 7,23% del giugno 2011 all’11,16% del gennaio 2013. Fino al 2006 eravamo sotto il 5% e l’evoluzione era lentissima. Ancora più rivoluzionario si prevede l’impatto sulle società a controllo pubblico, che in Italia sono molto più numerose delle quotate. Ma la vera rivoluzione accadrà se questa legge sarà il nostro catalizzatore di cambiamento della cultura di genere. E’ quello che ci auguriamo.


Visualizza l’articolo originale su: http://www.ingenere.it/articoli/pi-donne-al-potere-migliorare-il-mondo


Egregio Signor Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni,

salutiamo come molto positive le nuove disposizioni relative ai criteri e ai vincoli per le prossime nomine nei CDA e collegi sindacali di importanti società partecipate dallo Stato: prendiamo atto con piacere dell’impegno di questo Governo per criteri di nomina che garantiscano trasparenza, onestà, merito, competenza e per una ricerca di talenti e competenze che rompa l’inveterata concentrazione delle responsabilità in poche (e sempre le stesse) mani. Siamo convinte che sia questa una strada da battere per far uscire il nostro paese dall’immobilismo e sostenere quel che in esso c’è di valido e dinamico.

Riteniamo tanto più importante che in questo quadro ci siano stati, nel corso del dibattito in Aula al Senato sui criteri per le nomine, precisi ed espliciti richiami alla legge 12 luglio 2011, n. 120, e al successivo decreto, relativi alla presenza di donne negli organi dirigenti di società di questo tipo. Inoltre la mozione TOMASELLI, approvata il 19 giugno scorso, cita espressamente il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 2012, n. 251, che impone che almeno un terzo dei componenti di ciascun organo sociale appartenga al genere meno rappresentato, stabilendo che per il primo rinnovo successivo all’entrata in vigore del regolamento tale soglia sia almeno pari a un quinto.

Abbiamo notato, però, che tale esplicito richiamo è scomparso dalla Direttiva del 24 giugno emanata dal Suo Ministero. Tale mancanza ci allarma, per precedenti esperienze, dove abbiamo visto perdere per strada norme di garanzia di genere innovative (come quella sulla par condicio di genere nei Media introdotta dalla L. 215 del 2012), fino al loro annullamento di fatto. Poiché come Ministro Lei si è riservato l’insieme di atti di alta amministrazione per la piena realizzazione della Direttiva, La invitiamo a dar corso a quanto previsto dalle disposizioni della legge su menzionata, anche con un’attenta vigilanza rispetto ai singoli e specifici atti amministrativi che il Suo Ministero va emettendo su questa materia.

– Suggeriamo inoltre che le due società incaricate per la raccolta e primo vaglio dei curricoli vengano da codesto Ministero impegnate a fare quanto accade da anni in altri paesi, che delle competenze e talenti delle donne intendono realmente usufruire:
1. che siano raccolti per almeno il 33 % curricoli di donne (un giornalista italiano chiedeva a un cacciatore di teste norvegese come facessero a trovare donne per i posti di responsabilità, visto che è difficile trovarle. La risposta fu: le cerchiamo, e le troviamo sempre).
2. che tali società facciano riferimento alle numerose fonti ormai esistenti in tal senso: in particolare i data base Ready for Board Women, quello della Fondazione Bellisario, l’elenco con oltre mille nominativi già a suo tempo inviato a codesto Ministero dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, oltre a vari altri elenchi creati a livello locale.

– Chiediamo che la dimensione di genere sia esplicitamente considerata nelle operazioni di monitoraggio previste dalla Sua Direttiva, che a nostro parere va in tal senso formalmente integrata.
– Suggeriamo, infine, che il Comitato di garanzia ivi previsto, ove abbia a venire in essere, sia composto di donne e uomini in numero uguale, a garanzia anche di quanto stiamo sottoponendo alla Sua cortese attenzione.

Siamo consapevoli che tutto ciò renderà ancora più complessa la difficile partita a Lei affidata, ma riteniamo che il rispetto della legge 120, anche magari con anticipazioni già ora al 33% di nomine al femminile, sia del tutto in linea con l’esigenza di rinnovare e rendere più efficiente la dirigenza di importantissime aziende, al cui buon andamento come cittadine e contribuenti siamo strettamente interessate.

Inviamo i nostri più cordiali saluti.

Roma, 30 giugno 2013
La presidente Rosanna Oliva


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Riferimenti: