Antonella Anselmo – Coronavirus: “sophia” o tecnocrazia?

Il 10 aprile il Premier Giuseppe Conte, assumendo piena responsabilità politica, annuncia la nomina di un Comitato di esperti, composto da 17 persone (tra cui solo quattro donne), esperti in governance aziendale, tecnologia ed economia.

Il Comitato dovrà “elaborare e proporre al Presidente del Consiglio misure necessarie per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID 19 nonché la ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali economiche e produttive anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza”. Inoltre opererà in coordinamento con il comitato tecnico scientifico della Protezione civile (DPCM 10 aprile 2020 che rinvia all’Ord. n. 630 del 3 febbraio 2020 Protezione Civile).

Contestualmente Elena Bonetti, Ministra Pari Opportunità e famiglia, annuncia sui social l’imminente insediamento, presso il medesimo Governo, di una Task Force di donne di altissimo profilo; sono “Donne” definite “del Rinascimento” perché impegnate a dettare misure di rinascita sociale, culturale ed economica del Paese (ossia la fase 2 della pandemia da COVID 19). Quest’ultimo organismo, pur autorevole, sembra già destinato ad operare in una “stanza tutta per sé”, all’interno della stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Se nel complesso le annunciate iniziative politiche sono encomiabili, condivido le tante perplessità che si sono sollevate sia per lo scarso numero di donne tra gli esperti del Presidente, sia per l’illogicità di una commissione parallela di sole donne, sia, infine, per l’uso di linguaggio dalla chiara evocazione bellica (task force, ricostruzione…).

Tuttavia ritengo prioritario definire il rapporto tra scienza e politica: questione che ha un enorme impatto sulle libertà e sui diritti delle donne.

È innegabile che assistiamo ad una trasformazione istituzionale ad alto rischio, peraltro supportata dai media.

Sebbene l’emergenza epidemiologica COVID 19 non sia paragonabile allo stato di guerra (art. 78 Cost. “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”), tuttavia contribuisce a delineare un Premierato che opera con strumenti straordinari, indifferibili ed urgenti – quindi in deroga– ed impone misure concrete, suggerite dagli Esperti.

È questo il regime straordinario retto dalla legge sulla Protezione Civile, la quale rinvia alle Ordinanze del suo Capo Dipartimento e del Comitato tecnico scientifico, in coordinamento con i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e con i provvedimenti delle Regioni. Il ricorso ai DPCM appare poi una vera anomalìa rispetto ai poteri assegnati al Ministro della Salute dalla Legge sul Servizio Sanitario Nazionale per fronteggiare emergenze sanitarie.

Lo stato di emergenza, per come attuato, non appare immediatamente bilanciato da altri poteri (Presidente della Repubblica, Camere, Consulta). Questo autorizza le Amministrazioni, per tutta la durata dello stesso (quindi al 31.7.2020, salvo proroghe), ad operare senza bisogno di osservare le garanzie procedimentali dettate in via ordinaria dalla legge.

La deroga vale per tutti i settori: per gli acquisti della PA (ora consentiti senza gara), per l’uso del territorio (trasformazioni anche in deroga agli strumenti urbanistici), per la gestione dei servizi pubblici, per regolamentare l’esercizio delle libertà civili (riservatezza, libertà economica, d’informazione, libera circolazione delle persone). L’emergenza epidemiologica costringe il Parlamento ad operare in modalità del tutto anomala, residuale e con presenze in Aula dei nostri rappresentanti assolutamente contingentate; è altresì sospesa la maggior parte dei servizi volti all’amministrazione della giustizia.

Ora, il Comitato di esperti non è organo elettivo né è regolato dal principio del pubblico concorso: viceversa è retto dal rapporto fiduciario tra i suoi componenti e il Premier. Tra gli Esperti nominati da Giuseppe Conte, non compare una figura specializzata nella materia costituzionale e l’impianto di “governance aziendalista” che traspare al suo vertice poco si addice ad uno Stato, preposto alla cura di interessi generali.

La verifica di conformità alla Costituzione è a mio parere la prospettiva da assicurare a monte della ricerca di quei modelli organizzativi e relazionali che dovranno guidare la fase della ripresa delle attività economiche.

Sia chiaro: non è in discussione il curriculum degli Esperti o la prospettiva di Sviluppo Sostenibile, ma è il contesto storico che preoccupa. Per questa ragione il criterio di ragionevolezza delle misure, desumibile dalla nostra Costituzione, deve essere il faro che illumina l’odierna politica governativa. E proprio la Costituzione ci fornisce risposte attualissime sulla libertà scientifica e tecnologica, sulla libertà d’impresa e sui compiti della Repubblica a tutela della salute pubblica, intesa come limite alle libertà, ma soprattutto alle speculazioni dei mercati.

Prateeksha Singh, la nota studiosa indiana, ha individuato cinque new normals che caratterizzeranno i prossimi anni: il mutamento tecnologico e le sue influenze; il nuovo centro della governance; il territorio economico inesplorato; il distanziamento sociale e la connettività collettiva; l’opportunità e la minaccia per il cambiamento climatico. Più nel dettaglio si profila uno scenario distopico, degno de Il Cerchio di Dave Eggers.

Il Covid 19 potrà essere sfruttato per normalizzare il controllo dei dati da parte di governi e aziende, inneggiando alla “Trasparenza”. Il mutamento tecnologico determinerà anche la stabilizzazione della nuova ondata di connessioni on-line di massa, portando sempre più alla condivisione di documenti in rete, con il prezzo pagato dai siti di editoria accademica. La paura dei contagi, inoltre, ha già determinato un importante cambiamento dell’opinione pubblica, disposta ad accettare il ruolo centrale assunto dai Governi, il divieto di riunirsi e, quindi, la segregazione sociale.

Le previsioni di una recessione economica globale spinge i Governi di tutto il mondo a lavorare per introdurre pacchetti di stimolo economico interno e, da questo punto di vista, esiste un’opportunità per proporre un piano competitivo che non dipenda dai combustibili fossili. Sarà determinante comprendere con quali priorità saranno concessi i finanziamenti, e a chi. I Governi sono poi chiamati a riesaminare i propri sistemi di assistenza sanitaria, i diritti dei lavoratori, le forme di sostegno economico per i lavoratori dipendenti e autonomi, le reti di sicurezza.

L’isolamento sociale determina anche l’incremento vertiginoso dello shopping on-line e le imprese di e-commerce definiscono nuove opportunità economiche, ma anche nuove regole di accesso. L’e-commerce soppianta la GDO. Il contrasto al Coronavirus sta infatti accelerando l’Amazonizzazione del Pianeta, con molte implicazioni di questo colosso monopolistico sul lavoro precario, la robotizzazione, l’intelligenza artificiale e il futuro di migliaia di piccole imprese.

I fattori che hanno scatenato il COVID 19 – generato da un salto inter specie, in particolare dal pipistrello, come altri virus in precedenza – sono un monito per ridefinire in modo radicale l’approccio dell’umanità nei confronti della biodiversità, degli habitat delle specie selvatiche, degli allevamenti intensivi, delle abitudini alimentari.

A queste sfide globali si affiancano i rischi di aggravamento delle diseguaglianze sociali.

I più deboli rischiano di essere travolti dalla recessione. È a rischio la coesione sociale, come evidenziato di recente anche dal Forum delle Diseguaglianze e delle Diversità (https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/).

Peraltro l’ONU, con un recentissimo Rapporto datato 9 aprile 2020, denuncia come le donne saranno le più colpite dalla recessione economica conseguente alla pandemia (https://www.unwomen.org/en/digital-library/publications/2020/04/policy-brief-the-impact-of-covid-19-on-women).

Le diseguaglianze sociali ed economiche – misurate dal gender gap – risulteranno aggravate se i Governi non metteranno le donne al centro delle proprie politiche economiche, sociali e sanitarie.

E allora? Credo che la fase 2 debba impegnare il Governo, in primis sul versante pubblico: ripensare i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e assistenziali (preventive, ordinarie e d’emergenza), rafforzare la lotta alla corruzione in ambito sanitario, scongiurare lo spreco di risorse pubbliche anche in relazione al riparto di competenze sulla salute tra Stato e Regioni, valutare il ruolo delle strutture sanitarie private. In relazione alle emergenze sanitarie di portata transfrontaliera il Governo dovrà impegnarsi a consolidare il ruolo di raccordo dell’UE e dei suoi centri di salute pubblica e ricerca scientifica (tra questi basti citare il Centro Europeo per la Prevenzione e il controllo delle malattie).

Secondariamente, si dovranno “proporre” modelli di governance aziendale ma senza arrivare a compromettere in alcun modo l’essenza stessa della libertà economica privata, fondata su autonomia, creatività, innovatività produttiva, libera concorrenza. L’art. 41 della Costituzione protegge e garantisce la libertà di iniziativa ed organizzazione economica, pur nei limiti “esterni” dell’utilità sociale e della sicurezza umana. Rischiare di stravolgere questa libertà – con misure top-down irragionevoli, sproporzionate o inadeguate – potrebbe compromettere qualsiasi ripresa economica.

Peraltro occorrerà tener conto che il tessuto socio-economico italiano è assolutamente peculiare, non assimilabile all’economia prevalente su scala globale. Questo è caratterizzato prevalentemente da micro o piccole imprese, spesso a gestione familiare, dove il lavoro delle donne non risulta retribuito. È così in agricoltura, nel commercio al dettaglio, nell’artigianato, nelle attività di cura delle persone e di valorizzazione del patrimonio culturale.

Una tale realtà costituisce anche la rete di solidarietà e di protezione sociale che attenua gli effetti devastanti della crisi. È soprattutto identità culturale.

Questa rete solidale e assistenziale si regge per lo più sulle spalle delle donne, e in parte è invisibile.

E allora, per suggerire le migliori soluzioni a tutela della salute pubblica, entro quale cornice debbono operare gli Esperti?

Occorre innanzitutto che sia rispettato l’art. 33 della Costituzione che garantisce la libertà dell’arte e della scienza, come pure del loro insegnamento. In altri termini, assicurare il diritto di accesso alla conoscenza, come patrimonio collettivo. L’ultimo comma del citato articolo sancisce che “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Nell’Era della conoscenza, la stabilità degli Istituti di alta cultura e di ricerca, delle Università, ma soprattutto la loro autonomia da ogni altro potere, diviene il nesso cruciale tra politica e scienza.

Sarà fondamentale evitare che la scienza divenga strumento di “oppressione” e di limitazione delle libertà. E questo le donne lo sanno da millenni, perché la Storia ci ricorda che sono state perseguitate dal potere politico come streghe, isteriche, indemoniate, impure, secondo “giudizi di scienza”.

La grave crisi democratica in atto e l’avanzare dei nazionalismi in Europa impongono che le misure di limitazione delle libertà, anche economiche, formalmente dettate da esigenze di salute pubblica, siano suggerite ai Governi da Istituzioni scientifiche nazionali e sovranazionali che operino stabilmente ma in piena autonomia dalla politica e dai mercati.

Solo mediante sophia, sapienza, e non tecnocrazia, si potrà valutare la ragionevolezza delle misure e, su questa, esprimere un giudizio politico sull’attività di governo. E le donne debbono essere al centro di questo processo, che è soprattutto politico.

 Antonella Anselmo

Femministerie

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