2 Giugno: 80 anni dal voto delle donne, completare il cammino della democrazia paritaria

In occasione della Festa della Repubblica, la Rete per la Parità – APS ricorda il 2 giugno come una data fondamentale per la democrazia italiana e per la nascita della Costituzione. Quest’anno la ricorrenza coincide con l’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne italiane, esercitato nel 1946 insieme alla scelta tra Monarchia e Repubblica.

Fu un passaggio decisivo: milioni di donne entrarono per la prima volta nella vita politica del Paese come cittadine con pieni diritti, contribuendo con il loro voto alla nascita della Repubblica e ponendo le basi dei principi di uguaglianza, libertà e partecipazione che sarebbero stati sanciti dalla Costituzione.

Il 2 giugno 1946 furono elette le 21 donne dell’Assemblea Costituente, le cosiddette “Madri Costituenti”, che parteciparono ai lavori di scrittura della Carta costituzionale. Il loro contributo fu importante per introdurre principi allora innovativi, come la pari dignità tra donne e uomini, il principio di uguaglianza sostanziale, la tutela del lavoro femminile, il diritto all’istruzione, la protezione della maternità.

Da quel momento iniziò un lungo percorso di conquiste civili e sociali per rendere effettiva, nei diversi ambiti della società, la parità prevista dall’articolo 3 della Costituzione.

La nostra associazione affonda le proprie radici in quella stagione di cambiamento e nelle riforme che seguirono. Un passaggio significativo fu la sentenza n. 33 del 1960 della Corte Costituzionale, che, su iniziativa di Rosanna Oliva, eliminò le discriminazioni nell’accesso delle donne agli impieghi pubblici e alle carriere, aprendo nuove possibilità di partecipazione alla vita istituzionale del Paese. Dal ricordo di quella sentenza è nata la Rete per la Parità.

In questi decenni sono stati raggiunti risultati importanti: dalle riforme del diritto di famiglia alle norme contro le discriminazioni, dall’accesso delle donne a tutte le professioni e magistrature alle leggi sulla rappresentanza equilibrata nelle istituzioni, fino agli strumenti per contrastare la violenza di genere e promuovere le pari opportunità nel lavoro.

Restano però ancora aperte molte questioni: i divari salariali, gli ostacoli nei percorsi professionali e decisionali, le difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro, le difficoltà per la piena realizzazione del diritto alla salute sessuale e riproduttiva, oltre ai fenomeni di violenza e discriminazione che continuano a limitare la libertà e l’autonomia delle donne.

Per questo il 2 giugno non è soltanto una ricorrenza celebrativa. Gli 80 anni del voto alle donne richiamano la necessità di dare piena attuazione ai principi costituzionali di giustizia sociale, affrontando anche disuguaglianze meno visibili ma ancora presenti: l’invisibilità femminile nel linguaggio, nella memoria pubblica e nella rappresentazione mediatica, la scarsa presenza delle donne nei luoghi dell’informazione, della produzione culturale e delle decisioni. Si attende il completamento di riforme urgenti e non più procastinabili, come quella sul cognome dei figli, che riguarda il pieno riconoscimento del diritto fondamentale al nome e all’identità di chi nasce e della pari dignità di chi genera, secondo l’approccio solidaristico che ha ispirato l’Assemblea Costituente. 

La Rete per la Parità, aperta e solidale con le nuove generazioni, continua a lavorare perché i principi di uguaglianza e piena cittadinanza trovino completa applicazione nella vita sociale, istituzionale e culturale del Paese, anche attraverso le riforme ancora necessarie per una democrazia realmente paritaria.

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