Donne, ragazze, in migliaia a Roma venute da tutta Italia sabato 23 novembre, malgrado fredde folate di vento e spruzzi di pioggia, hanno sfilato festose, colorate e determinate da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni contro le donne che generano violenza.

Le donne continuano a subire violenze, una ogni 15 minuti, e a morire: mentre le donne manifestavano Ana Maria, incinta, veniva accoltellata dall’amante in Sicilia.

Tante le iniziative, dalla installazione delle panchine rosse ai posti vuoti negli eventi a testimonianza di chi non può più essere presente, in questa Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne che venti anni fa l’ONU ha voluto istituire, considerando violazione dei diritti umani la violenza contro le donne.

Auguriamoci che tutto questo non sia solo un mero rituale e che gli impegni a contrastare violenze, femminicidi, stalking diventino concreti, che le leggi vengano monitorate e che i fondi vengano stanziati.

Auguriamoci che luoghi di accoglienza e di incontro per le donne e i loro figli vengano economicamente sostenuti e incoraggiati e che gli orfani dei femminicidi vengano assistiti.

Occorre spargere i semi del rispetto dell’altro, della lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze, occorre insegnare a bambine e bambini che maschi e femmine hanno diritto a crescere alla pari, senza gli ostacoli e gli stereotipi che danneggiano le bambine, alle ragazze e ai ragazzi che compagne e donne devono essere rispettate, alle donne che un amore vero non include la violenza, agli uomini che la donna non si possiede, non è cosa propria di cui disporre.

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Articolo di Dacia Maraini del 2013

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