CONSULTA, RETE PER LA PARITA’:

“L’ELEZIONE DI CARTABIA AVVICINA L’ITALIA AD ALTRI PAESI”

“L’elezione della prima donna al vertice della Corte Costituzionale avvicina l’Italia ai paesi dove le donne ai vertici sono sempre più numerose. Alla neo presidente Cartabia come Rete per la Parità rivolgiamo le più vive congratulazioni. Il nostro augurio è di rendere sempre più incisivo il ruolo della Corte per garantire in Italia il rispetto del principio fondamentale della pari dignità e dell’uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso”.
Questo, in sintesi, il messaggio inviato da Rosa Oliva de Conciliis e Teresa Gualtieri, a nome della Rete per la Parità alla nuova presidente della Consulta.
“Abbiamo accolto con grande soddisfazione la notizia. Sapere che dopo 63 anni finalmente una donna guida la Corte Costituzionale segna un passaggio importantissimo”, aggiungono. “La Rete per la Parità da anni si batte e lavora per passare in Italia da una parità formale a una parità sostanziale. Questa elezione ci dice che siamo sulla strada giusta anche se molto c’è da fare. La notizia ci è arrivata proprio mentre era in corso il nostro Comitato scientifico, durante il quale si è discusso di tanti scenari ancora aperti. Pensiamo, ad esempio, alle iniziative da mettere in campo per la corretta e piena attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 2016 sul cognome della madre e su quelle ancora necessarie in difesa della legge Merlin, nonostante la sentenza della Consulta n. 541 del 5 marzo 2019”.
Roma, 12 dicembre 2019

Comunicato Stampa

Messaggio alla Presidente Cartabia

Agenzie 12 dicembre 2019

segreteria.reteperlaparita@gmail.com – reteperlaparita@pec.it
www.reteperlaparita.it

Donne, ragazze, in migliaia a Roma venute da tutta Italia sabato 23 novembre, malgrado fredde folate di vento e spruzzi di pioggia, hanno sfilato festose, colorate e determinate da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni contro le donne che generano violenza.

Le donne continuano a subire violenze, una ogni 15 minuti, e a morire: mentre le donne manifestavano Ana Maria, incinta, veniva accoltellata dall’amante in Sicilia.

Tante le iniziative, dalla installazione delle panchine rosse ai posti vuoti negli eventi a testimonianza di chi non può più essere presente, in questa Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne che venti anni fa l’ONU ha voluto istituire, considerando violazione dei diritti umani la violenza contro le donne.

Auguriamoci che tutto questo non sia solo un mero rituale e che gli impegni a contrastare violenze, femminicidi, stalking diventino concreti, che le leggi vengano monitorate e che i fondi vengano stanziati.

Auguriamoci che luoghi di accoglienza e di incontro per le donne e i loro figli vengano economicamente sostenuti e incoraggiati e che gli orfani dei femminicidi vengano assistiti.

Occorre spargere i semi del rispetto dell’altro, della lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze, occorre insegnare a bambine e bambini che maschi e femmine hanno diritto a crescere alla pari, senza gli ostacoli e gli stereotipi che danneggiano le bambine, alle ragazze e ai ragazzi che compagne e donne devono essere rispettate, alle donne che un amore vero non include la violenza, agli uomini che la donna non si possiede, non è cosa propria di cui disporre.

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COMUNICATO STAMPA COGNOME DELLA MADRE- RETE PER LA PARITA’:

“8 novembre 2019.
A TRE ANNI DALLA SENTENZA DELLA CONSULTA RIFORMA FERMA AL PALO”.

“Sono passati tre anni, si sono avvicendati quattro governi, una legislatura si è conclusa e un’altra ha avuto inizio, ma ancora non è stata approvata la riforma del cognome che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 286 dell’8 novembre del 2016 definì ‘indifferibile’. Non solo. Non hanno trovato corretta applicazione gli effetti immediati della sentenza di competenza dei ministeri della Giustizia, Interno, Esteri, Pari Opportunità e Pubblica Amministrazione. E non è stata neanche fornita piena informazione ai soggetti interessati”. Così Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della ‘Rete per la Parità’, l’associazione che intervenne nel corso del giudizio davanti alla Corte, nel terzo anniversario del provvedimento, ricorda al Governo e al Parlamento l’estremo ritardo nell’attuazione di quella riforma.
“La sentenza 286 del 2016”, prosegue “fu estremamente chiara: la riforma non poteva essere procrastinata e andava realizzata “per disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità”.
In queste settimane la Rete per la Parità, il CNDI- Consiglio Nazionale Donne Italiane e InterClub Zonta Italia, come nel 2017 e nel 2018, stanno organizzando un nuovo incontro pubblico a Roma per fare il punto sulla situazione. “Il nostro obiettivo”, spiega la presidente della Rete per la Parità, “preso atto del dichiarato impegno delle ministre Fabiana Dadone ed Elena Bonetti, è di ottenere l’istituzione da parte del Governo di un tavolo tecnico interministeriale, primo e importantissimo passo per una riforma organica che, nel rispetto dei principi costituzionali, garantisca la parità uomo donna e il diritto all’identità di tutte e tutti”.
La materia, d’altra parte, è di grande interesse come dimostra la petizione “La legge sul cognome materno deve essere approvata” di Laura Cima, che ha raccolto a oggi 54.350 mila firme (e tante altre se ne stanno aggiungendo) su Change.Org. 

Comunicato stampa

Testo ANSA – MERCOLEDÌ 06 NOVEMBRE 2019

Per saperne di più consulta la pagina dedicata al cognome della madre
Roma, 6 novembre 2019
Contatti: segreteria.reteperlaparita@gmail.com- 3356073041

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