Assemblea-della-Rete

CONVEGNO “DONNE E MODELLI DI LEADERSHIP”
15 novembre 2014
INTRODUZIONE

L’idea di lavorare sul concetto delle nuove professionalità al femminile era stato lanciato con una Conferenza stampa a Napoli il 1 luglio 2011 e la presentazione del progetto: ” La presenza femminile tra vecchie e nuove professioni. Le associazioni del CNDI si interrogano: proposte e problemi.”
Le domande poste allora erano:

  1. Com’è cambiato il mondo del lavoro e delle professioni in rapporto all’incremento della presenza femminile?
  2. Sono cambiati i modelli professionali nelle attività tradizionalmente maschili?
  3. Come si sono modificati gli ambiti tradizionalmente femminili? Che rapporto c’è tra femminilizzazione delle professioni e caduta di stato sociale?
    La collaborazione tra le Associazioni federate aveva poi permesso di suddividere in tre grandi aree la materia oggetto di studio: Ambito della CURA; Ambito delle professioni GIURIDICHE e ambito ECONOMICO .
    Lavorando insieme a questo tema ci si è imbattuti nel concetto di Leadership e di come questo rappresenti per alcune donne una limitazione e per altre la realizzazione di quel concetto di pari opportunità e di gender mainstreaming poi lanciato nel 1995 alla quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino.

I festeggiamenti per i 50 anni della Storica sentenza n.33 del 13 maggio 1960 della
Corte Costituzionale che apriva alle donne l’accesso a tutte le carriere pubbliche in un cammino non ancora concluso ha sicuramente ampliato la platea sulla Leadership al femminile e di come sia ora esercitata nelle carriere anche pubbliche.
Di sicuro ci sono alcuni aspetti che bisogna oggettivamente considerare:

  • La Società è individualista: è importante arrivare, riuscire al di la’ delle motivazioni;
  • Le donne hanno due importanti limitazioni:il mercato e la crisi della famiglia; spesso la scelta della libertà significa solitudine; ruolo delle donne nella famiglia;
  • Linguaggio e uso all’interno dei vari ambiti lavorativi.

Leadership al femminile: non è un aizzare al conflitto tra uomini e donne ; è un invito a guardare le cose da altri punti di vista. Esistono due tipologie di leadership una femminile e una maschile e non è consigliabile associarle in modo univoco rispettivamente ai due sessi. La leadership (quando è di qualità) dev’essere versatile e pertanto è auspicabile che ognuno riesca a identificare quelle caratteristiche che meglio si adattano alle situazioni: la leadership deve andare oltre l’identità di genere

  • La cultura del modello è passata a quella dell’esempio “Il modello imprigiona e schematizza, mentre l’esempio è generativo di scelte e progetti” Il film di Corrente rosa.
  • Sul WEB tante scuole di approfondimento della Leadership al femminile.

    1. AMBROSETTI, società leader nel mondo della formazione e dell’aggiornamento continuo dei manager ha delineato un progetto monografico “Leadership al femminile” ….capace di offrire alle donne contenuti, stimoli e spazi di confronto per
      riflettere sul proprio modo di essere leader e per realizzarne il miglioramento….” Con un programma di coaching individuale e moduli formativi.
    2. BOCCONI SDA, il settore formativo dell’università milanese organizza corsi su:
      LEADERSHIP AL FEMMINILE: COSTRUISCI LA TUA CARRIERA un corso in due moduli e tra le motivazioni leggiamo: la gestione del potere rappresenta per le donne una sfida difficile: in Italia il 47,2% della forza lavoro è composto da donne, che però occupano solo il 9% delle posizioni di top management. In un terreno culturale e organizzativo che sembra muoversi secondo regole e valori differenti, le donne fanno fatica e spesso si autoescludono dall’assunzione di ruoli di comando. L’obiettivo del corso non è quello di proporre un modello di leadership antagonista o attivare un dibattito su quale sia lo stile più utile, quello maschile o femminile; l’obiettivo è arricchire il modello esistente di opzioni, possibilità, interpretazioni ulteriori, a vantaggio di tutti.
  • Il CNDI può spronare alla crescita le donne che operano nelle associazioni federate, aiutandole a costruire modelli positivi, femminili, diversi da quelli che la società propone.
    Il non riconoscersi nel mondo dei politici amiconi, degli imprenditori spregiudicati e dei lavoratori poco impegnati deve diventare una leva per le donne che devono affacciarsi con maggiore determinazione nel mondo politico ed economico.
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