No al depotenziamento del principio del consenso nel disegno di legge sulla violenza sessuale

Negli ultimi giorni il dibattito pubblico è stato scosso da una modifica pericolosa al disegno di legge in materia di violenza sessuale in corso di discussione in Parlamento. Nella riformulazione presentata dalla relatrice, Senatrice Giulia Bongiorno, scompare dal testo la parola “consenso” in favore di un generico principio di “dissenso” o “volontà contraria” all’atto sessuale.

Questa modifica non è un dettaglio terminologico ma un indebolimento della portata della norma, cambia il modello culturale e giuridico attorno alla violenza sessuale e si rischia di riportare il nostro ordinamento indietro rispetto agli standard internazionali sui diritti umani.

Il testo originario del disegno di legge, approvato alla Camera in prima lettura all’unanimità, frutto di un accordo bipartisan garantito ai massimi livelli (Presidente del Consiglio e rappresentante dell’opposizione) aveva finalmente introdotto nel nostro codice penale il principio che “senza consenso libero e attuale” ogni atto sessuale costituisce violenza sessuale in linea con la Convenzione di Istanbul e le migliori pratiche europee. Il messaggio culturale era chiaro: il consenso non è una concessione, ma una condizione imprescindibile.

La proposta attuale, sostituendo il “consenso” con “dissenso”, rischia di riportare l’onere della prova sulla vittima, chiamata a dimostrare non solo di non aver espresso consenso, ma di aver manifestato attivamente dissenso. Questo è esattamente il tipo di approccio che il movimento per i diritti delle donne, e in particolare gli standard internazionali contro la violenza di genere, intendono superare.

È per questo che Rete per la Parità – APS si oppone fermamente a qualunque tentativo di depotenziamento del principio del consenso, soprattutto in un contesto legislativo così delicato e significativo per la tutela dei diritti fondamentali per non rischiare di riaffermare vecchi stereotipi nei rapporti sessuali, in cui la donna è vista come soggetto passivo, relegata a un ruolo di opposizione anziché di piena autodeterminazione. Per l’Associazione nel testo di legge deve essere ripristinato il principio del consenso libero e attuale come elemento cardine del reato di violenza sessuale e il Parlamento deve evitare qualunque modifica che possa essere interpretata come riduzione della protezione delle vittime garantendo il rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona.

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