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Il Parlamento, in seduta comune, ha eletto i dieci componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura.

Sono state necessarie due riunioni: nella prima sono stati eletti nove componenti perché Fratelli d’Italia ha dovuto sostituire la candidatura di Giuseppe Valentino con quella di Felice Giuffrè per il rifiuto del M5S di votarlo a causa di un’indagine a suo carico a Reggio Calabria.

La recente riforma del CSM ha provocato un accordo bipartisan in Parlamento raggiunto superando il criterio della spartizione delle cariche senza entrare nel merito delle candidature. Infatti, per la prima volta è stato sostituito un candidato e l’accordo globale ha comportato il rispetto dell’equilibrio di genere con l’elezione del 40% delle donne tra i componenti laici.

Il risultato è dovuto al risalto dato sulla questione nei mass media e alle pressioni delle associazioni che la Rete per la Parità ha contribuito a diffondere.

La nostra associazione ha dimostrato anche che le donne competenti ci sono, attraverso le candidature di tre socie: la docente e Avvocata Marilisa D’amico e le Avvocate Antonella Anselmo e Sabrina Bernardi.

Meno soddisfacente il risultato della riforma del CSM sulla prima elezione dei componenti togati. Non è stato neanche rispettato l’equilibrio di genere: sono state elette solo quattro donne su sedici.

La Rete per la Parità augura buon lavoro all’intero nuovo CSM e in particolare alle donne, per la prima volta otto su trentatré componenti.

La Rete per la Parità esprime soddisfazione per la conclusione del percorso che ha portato al nuovo Statuto e all’organizzazione rinnovata dell’ASviS.

Confermata dall’ assemblea degli aderenti del 14 dicembre la presidenza di Marcella Mallen e di Pierluigi Stefanini per il triennio 2023-2025, con Enrico Giovannini che sarà direttore scientifico dell’associazione e Giulio Lo Iacono segretario generale. Rinnovata anche la composizione dell’associazione fondatrice, nella quale ai soci Enrico Giovannini, Pierluigi Stefanini, Giuseppe Novelli e Walter Dondi si aggiungono Martina Alemanno, Claudia Caputi, Marcella Mallen, Marisa Parmigiani e Donato Speroni.

È così assicurato anche negli incarichi apicali l’equilibrio di genere nell’ASviS che proseguirà nei prossimi anni nella preziosa opera di far conoscere l’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile e di promuoverne gli obiettivi. Un’opera che, come recita il nuovo Statuto, si basa su “valori, metodi e criteri legati all’inclusione, alla collaborazione, al confronto, alla condivisione e alla trasparenza, alla parità di genere e generazionale, alla valorizzazione delle diversità, al dialogo intergenerazionale e alla generosità.”.

La composizione del Comitato scientifico verrà definita nei primi mesi del nuovo anno. Lo annuncia un comunicato dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile che ha anche precisato che la settima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile si svolgerà dall’8 al 24 maggio in tutta Italia, attraverso centinaia di eventi (quest’anno sono stati 986) che coinvolgeranno istituzioni, amministrazioni pubbliche, università, scuole, aziende, associazioni e cittadini.

Rosanna Oliva de Conciliis ha dichiarato: “Come rappresentante della Rete per la Parità che ha aderito all’ASviS dall’inizio ed è presente con proprie socie in alcuni dei Gruppi di lavoro in cui si articola l’attività, ho partecipato all’assemblea. Anche nel mio ruolo di Coordinatrice onoraria del Gruppo di lavoro sul Goal 5 – Parità di genere dell’Agenda ONU avevo seguito attivamente il percorso partecipato che ha portato al nuovo Statuto. Sono lieta che, anche grazie alla presenza attiva della Rete per la Parità, l’ASviS sia un’associazione che rispetta i criteri previsti dal Goal 5 . In nome della parità evita l’uso del cosiddetto maschile inclusivo che nasconde le donne e assicura l’equilibrio di genere negli incarichi, a partire dalla presidenza duale.” .

Il prossimo 13 dicembre il Parlamento sarà chiamato in seduta comune a eleggere i dieci componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura.

Per la prima volta l’elezione dovrebbe avvenire sulla base del criterio di “trasparenza nelle procedure di candidature” e “nel rispetto della parità di genere“, come sancito dalla legge n. 71 del 2022.

Nell’avviso pubblicato sui siti di Senato e Camera, per quanto riguarda la parità di genere, si prevede che deve appartenere al genere meno rappresentato il 40% dei candidati. Ove nel termine del 10 dicembre, fissato per la presentazione delle candidature, non risulti raggiunta la percentuale suddetta, sono previsti per tali candidature altri due termini: il 12 dicembre e da ultimo il 13 dicembre a cura dei Gruppi parlamentari, per assicurare la percentuale minima prevista per il sesso sottorappresentato.

Come associazione che si adopera fin dalla sua fondazione nel 2010 per il pieno riconoscimento della parità uomo – donna sancita dalla Costituzione, auspichiamo che tutti i Gruppi parlamentari (è necessaria la maggioranza dei 3/5 dei componenti l’assemblea) arrivino al voto previsto per lo stesso 13 dicembre mediante un percorso di valutazione in trasparenza delle candidature che saranno pubblicate quotidianamente sul sito della Camera, nel rispetto del criterio della parità di genere imposto anche dalle norme costituzionali, (artt. 3 e 51), da atti comunitari e dall’obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Purtroppo quanto avvenuto in questo primo avvio della Legislatura suscita preoccupazioni: nel nuovo Parlamento nel quale si è ridotta la presenza delle donne (si è passati alla Camera dei deputati dal 35,71% al 32,25% e al Senato dal 34,69% al 34,47%), la maggioranza non ha eletto nessuna donna nelle Presidenze delle Commissioni (quattordici presidenti uomini a fronte delle sei Presidenti donne nella diciottesima legislatura), e nel Senato sono state elette soltanto due donne a fronte delle tre della precedente legislatura.

La Rete per la Parità – dichiara Rosanna Oliva de Conciliis, presidente onoraria dell’associazione – nell’ambito dell’impegno per favorire il rispetto dei principi costituzionali, ha costantemente approfondito anche il tema della ridotta presenza di donne nel Consiglio Superiore della Magistratura e della necessità di norme elettorali di garanzia di genere nell’elezione dello stesso. La prima iniziativa è stata, nel lontano 2014, il Convegno L’equilibrio di genere nelle giunte e nei consigli di amministrazione”.

In questa delicata fase dell’avvio verso il primo CSM composto con le nuove regole – conclude Rosanna Oliva de Conciliis – proseguiremo nell’impegno per assicurare l’equilibrata presenza di donne e uomini nei luoghi decisionali, quale appunto il CSM.”.

La Rete per la Parità e il suo Comitato Scientifico si augurano che sia presentato un consistente numero di candidature di avvocate e di docenti universitarie in possesso dei requisiti e che il Parlamento assicuri tra i componenti laici l’equilibrata presenza di uomini e donne nel CSM, organo costituzionale garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato.

A sei anni dalla prima sentenza 286/2016 e a otto mesi dalla seconda sentenza n. 131/2022 della Corte costituzionale , ancora non è stata approvata la Riforma organica del cognome necessaria per completare l’abolizione del patronimico.

La Rete Per la Parità ancora una volta denuncia, sulla base dell’esperienza e con la forza dell’azione finora intrapresa, la responsabilità del Legislatore per la mancata approvazione delle norme indicate dalla Corte costituzionale per completare la cancellazione dall’ordinamento di norme in contrasto con i principi fondamentali della tutela dell’identità e della parità tra i sessi.

Una lunga vicenda italiana iniziata il 1° gennaio 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione, e non ancora conclusa. Una vicenda sottovalutata nonostante la Corte costituzionale, quasi sei anni fa, nella sentenza n. 286 dell’otto novembre 2016 abbia definito indifferibile la riforma organica del cognome. La Corte quest’anno è tornata a occuparsi della questione perché chiamata a decidere su altri due ricorsi e ha emesso una seconda sentenza, la n. 131 del 27 aprile 2022, pubblicata il primo giugno in Gazzetta ufficiale, in base alla quale risulta decaduto l’automatismo del solo cognome paterno ai figli e alle figlie.

Un ritardo che è anche un segnale di come sia ancora pieno di ostacoli il cammino verso la piena parità formale e sostanziale uomo/donna e la completa attuazione della Costituzione.

La Rete per la Parità continua a chiedere almeno una modifica al regolamento dell’anagrafe e stato civile per risolvere, in attesa della legge, alcuni dei problemi che devono affrontare gli uffici anagrafici.

È necessario, inoltre, che l’ANCI intanto provveda, anche per assicurare omogeneità in tutto il territorio, a far aggiornare le notizie pubblicate su tutti i siti dei comuni per informare in tempo utile i futuri genitori e formi adeguatamente il personale addetto.

In questi anni la Rete per la Parità, insieme con altre associazioni e con costituzionaliste e costituzionalisti, ha approfondito gli aspetti tecnico-giuridici e sociali della vicenda e proseguirà nell’impegno per far rispettare la Costituzione, anche per le tante coppie italiane che testimoniano quotidianamente il rispetto reciproco, l’eguaglianza nei rapporti familiari e la condivisione della responsabilità genitoriale verso le figlie e i figli.

A breve sarà organizzato un seminario “operativo” per individuare le nuove modalità per la presentazione delle denunce e la registrazione delle nascite e delle adozioni, informare sulla possibilità del doppio cognome ora previsto per legge e facilitare la scelta da parte dei genitori.

Il 27 aprile 2023 ricorrerà il primo anniversario della sentenza n. 131/2022, l’augurio è che per quella data il Legislatore abbia adempiuto al proprio compito.

Italia, 8 novembre 2022

Con questo titolo venerdì 30 settembre 2022 è stato organizzato dalla Commissione pari opportunità e diritti civili del comune di Milano, in collaborazione con la Rete per la Parità, un convegno che ha messo in luce la complessità del problema su cui manca sufficiente informazione nella cittadinanza e nel personale coinvolto. Sullo sfondo l’obiettivo di evidenziare la condizione attuale delle donne a distanza di 60 anni dalla sentenza n. 33/1960 della Corte costituzionale, che eliminò le discriminazioni nelle principali carriere pubbliche.

All’interno di questo quadro la riforma del cognome è una lunga vicenda italiana iniziata il 1° gennaio 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione, e non ancora conclusa. Una vicenda sottovalutata nonostante la Corte costituzionale, quasi sei anni fa, nella sentenza n. 286 dell’8 novembre 2016 abbia definito indifferibile la riforma organica del cognome. La Corte è tornata a occuparsi della questione perché chiamata a decidere su altri due ricorsi e ha emesso una seconda sentenza, la n. 131 del 27 aprile 2022, pubblicata il primo giugno in Gazzetta ufficiale, in base alla quale risulta decaduto l’automatismo del solo cognome paterno ai figli e alle figlie.

Un ritardo che è anche un segnale di come sia ancora pieno di ostacoli il cammino verso la piena parità formale e sostanziale uomo/donna e la completa attuazione della costituzione.
In questo quadro, richiamato nell’introduzione da Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di Milano e da Gaia Romani, assessora Servizi civici e generali (che ha portato anche i saluti del Sindaco), gli interventi successivi, pur nella condivisione sostanziale di Nomina sunt consequentia Rerum, si sono mossi sostanzialmente su due fronti.
Da un lato Donatella Martini, presidente di DonneinQuota, Marilisa D’Amico, costituzionalista e prorettrice dell’Università di Milano e Sandra Sarti, segretaria generale della Rete Per la Parità, hanno sottolineato, sulla base delle loro esperienze e con la forza della loro azione nei luoghi d’intervento, la responsabilità dei governi e dei parlamenti nei ritardi per la realizzazione di leggi per la democrazia paritaria e la necessità di promuovere nel paese informazione e cultura su iniziative che troppo spesso non vengono considerate importanti.

Dall’altro lato gli interventi dei referenti per Anusca e per la Prefettura di Milano, e del dirigente dell’Area Servizi al Cittadino del Comune di Milano hanno posto l’attenzione sui problemi che stanno già sorgendo e potranno continuare a sorgere negli uffici anagrafici e sulla necessità di adeguata informazione/formazione del personale.

Nell’attesa che parlamento e governo prendano posizione, i comuni possono fare tanto, come ha dimostrato l’intervento appassionato e documentato della sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, Vicepresidente Anci.
Sarà importante raccogliere i dati aggregati dei comuni italiani per avere un quadro completo delle scelte compiute dai neogenitori dopo il cambio normativo e per individuare cosa fare per ridurre le problematiche.

Rosanna Oliva de Conciliis, presidente onoraria della Rete per la Parità, ha ripreso in finale la dimensione propositiva di avanzamento sostenuta dalla Rete per la Parità, proprio perché è necessario validare le ragioni delle tante coppie italiane che testimoniano quotidianamente il rispetto reciproco, l’eguaglianza nei rapporti familiari e la condivisione della responsabilità genitoriale verso le figlie e i figli. In attesa della normativa indicata dalla Corte per completare la sentenza, è importante tirare le fila sullo stato dell’arte nelle anagrafi comunali e trovare insieme le modalità per facilitare l’immediata applicazione delle norme modificate.

Foto di Maria Rosa Del Buono

Non è rinviabile la tutela dell’identità e il rispetto dell’uguaglianza uomo-donna, garantiti dai principi fondamentali della Costituzione. La Rete per la Parità s’impegna a far affrontare in un prossimo seminario “operativo” le problematiche legate all’introduzione nelle pratiche riguardanti le registrazioni sia di nascita che di adozione di modifiche che rendano effettivo il doppio cognome per legge e più conosciuta e più agevolmente fruibile la scelta da parte dei genitori dell’attribuzione del cognome.

di Maria Rosa Del Buono per VitamineVaganti – Toponomastica femminile

Si terrà venerdì 30 settembre 2022 alle ore 17, presso Palazzo Moriggia – Sala Conferenze, via Borgonuovo 23 – Milano, il Convegno Doppio cognome “Mai più denunce di nascita presentate dal solo padre – La sentenza della Corte costituzionale per la parità di genere” organizzato con la Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano.

Si sta svolgendo nell’isola di Sumatra (Indonesia) il W20, il forum delle donne che nell’ambito del G20 si occupa di empowerment femminile e gender equality, le finalità indicate nel Goal 5 dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile.

A tale evento la RAI non risulta abbia dato il dovuto rilievo. Sul W20 si è limitata ad effettuare, nella mattina del 20 luglio, intorno alle ore 7,50, nell’ambito del TG1, un collegamento con Linda Laura Sabbadini, che fa parte della delegazione italiana presente a Sumatra e che nel corso del G20 dello scorso anno ha ricoperto il ruolo di Chair del W20 Italia.

L’intervento, avvenuto in ritardo, è stato limitato a pochi minuti dalla conduttrice e dal conduttore. Sulla riunione del W20 a Sumatra, le è stato consentito appena di accennare alle gravi situazioni di discriminazione che riguardano le donne sia nella nazione in cui si sta svolgendo l’incontro sia anche in altri Paesi, tra cui il nostro.

Sul punto da parte dei conduttori non si è mostrato alcun interesse al benché minimo approfondimento, così come non è stata spesa una parola sul ruolo del W20 e sui temi che trattati a Sumatra. Nessun accenno poi alla circostanza che il W20 si inserisce nel G20 – Indonesia che, iniziato a novembre 2021 con il passaggio dall’Italia all’Indonesia, prevede molti incontri e un’altra importante tappa nel novembre 2022, quando è previsto il passaggio dall’Indonesia all’India.

Rete per la Parità e DonneinQuota hanno segnalato alla Presidente della RAI e alla Direttrice di Raiuno che tale comportamento è inaccettabile e ricordato che il servizio pubblico televisivo è tenuto a fornire un’idonea informazione su eventi che riguardano la lotta alle discriminazioni di genere, che rappresenta un obiettivo fondamentale per organizzazioni mondiali quali, il G20, di cui fanno parte l’Italia e l’Unione Europea.

Il cambiamento culturale spesso invocato, che metta al centro dell’attenzione generale la questione della parità di genere, non può continuare ad essere una mera e sterile litania ma deve diventare un costume cui improntare i comportamenti concreti, che nel caso dell’informazione, sono costituiti dalla correttezza, adeguatezza e accessibilità delle notizie relative a fatti di rilievo, come il W20 in corso, concernenti la verifica dello stato di fatto e delle iniziative necessarie per la realizzazione della parità di genere.

“La RAI, servizio pubblico, non può ignorare il Contratto di servizio 2018-2022 e i derivanti obblighi che è tenuta a rispettare. – dichiara Donatella Martini, Presidente di DonneinQuota – Ci riferiamo in particolare a quelli sulla Parità di genere (art. 6, commi 4g e 4h e intero articolo 9), sull’Unione europea (art. 11) e sull’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile (art. 25)”.

“Abbiamo chiesto quindi – aggiunge Rosanna Oliva de Conciliis, Presidente onoraria della Rete per la Parità – che in particolare sull’evento del W20 in corso a Sumatra e sul ruolo svolto dalla delegazione italiana guidata da Linda Laura Sabbadini, RaiUno fornisca da oggi, ultimo giorno del summit, e nei giorni successivi, idonei servizi d’informazione nelle fasce orarie di maggiore ascolto”.

Italia, 21 luglio 2022