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“Lo spacchettamento delle deleghe della Ministra dimissionaria Josefa Idem non può essere una soluzione definitiva.” Lo afferma la Rete per la Parità che come altre associazioni aveva chiesto con una formale lettera (in http://www.reteperlaparita.it/dimissioni-idem-la-rete-per-la-parita-chiede-la-nomina-di-una-nuova-ministra-alle-pari-opportunita/) al Presidente del Consiglio la nomina di una nuova Ministra.

Non si comprende come mai il Governo abbia scelto solo per le Pari Opportunità, materia tipicamente trasversale ad ogni argomento, di attribuire la delega ad un vice ministro che non partecipa, se non invitata e senza diritto al voto, al Consiglio dei Ministri, mentre vi partecipano a pieno titolo i due Ministri delegati alle politiche giovanili e allo sport.

Formalmente il vero delegato sarebbe il Ministro del lavoro? Torniamo alla situazione Fornero, o, peggio, a prima della Conferenza di Pechino del 1995?

Il grave inconveniente non può quindi essere superato immaginando uno specifico invito di volta in volta alla Vice Ministra, e spetta al Presidente del Consiglio trovare la soluzione definitiva e completa ai problemi aperti dalle dimissioni di Idem, che non possono ritenersi risolti solo attraverso il mantenimento degli equilibri esistenti tra le forze politiche che compongono il Governo.

Roma, 27 giugno 2013

La Rete per la Parità, preoccupata per l’annuncio che le deleghe della ministra dimissionaria potrebbero essere ridistribuite all’interno dell’attuale compagine governativa, chiede, se questa fosse la soluzione temporanea dettata dall’urgenza, che si individui almeno anche una sottosegretaria con la delega alle Pari Opportunità.

La Rete per la Parità, che riunisce associazioni nazionali e Università, ritiene comunque utile, o, meglio, necessaria, la nomina di una nuova ministra, e chiede che la scelta rimanga estranea a vecchie logiche spartitorie e sia sostenuta anche dalla consultazione di associazioni e gruppi impegnati su queste tematiche.

Servono modi innovativi di affrontare i problemi – prosegue la lettera aperta inviata al Presidente del Consiglio e diffusa sul WEB – e quelli con cui deve confrontarsi la Ministra per le Pari Opportunità riguardano trasversalmente tutte le priorità nell’agenda di Governo. Dall’occupazione giovanile, o, meglio, delle donne e dei giovani, all’impoverimento del Paese, alla violenza contro le donne, alle riforme istituzionali, a partire da una legge elettorale che la Rete per la Parità ha chiesto si collochi in una prospettiva di democrazia paritaria.

La lettera conclude segnalando i nomi di donne impegnate su queste tematiche, a partire dalle due parlamentari Valeria Fedeli e Monica Cirinnà, e poi Linda Laura Sabbadini, Daniela Carlà, Chiara Saraceno e Marilisa D’Amico.

Rosanna Petillo
Giornalista – fotografa
cell. 338.7002506

RP Communication
media relation e comunicazione
www.rpcommunication.itinfo@rpcommunication.it


Leggi la lettera aperta al Presidente del Consiglio – On.le Enrico Letta


Il treno delle riforme attende ancora il via.
Numero 2 aggiornato al 3 giugno

Le questioni di genere non possono essere trascurate. Il Convegno della Rete per la Parità si pone l’obiettivo di richiamare a una visione di genere le istituzioni: Presidenza della Repubblica, Governo, Parlamento, Partiti e Movimenti, alle prese con il difficile avvio delle riforme.
Se saremo ascoltate, la complessità del tema delle riforme se ne avvantaggerà, sarà il segnale che coloro cui il compito è affidato, quasi esclusivamente uomini, stanno agendo nell’interesse generale, desiderano davvero modificare le leggi per eliminare ostacoli all’attività pubblica e adottano decisioni non nell’ottica di interesse di singoli gruppi ma di tutte e tutti.

Tempo fa, nello scegliere la prima settimana di giugno per questo incontro eravamo consapevoli che sarebbe stato il momento giusto.

La fortuna ci ha anche aiutato, perché proprio alla fine di questa settimana, dopo un percorso di poco più di un mese dal 28 aprile, giorno del giuramento del Governo Letta, il cammino del treno delle riforme, che in un proprio post Aspettare stanca ha definito piuttosto un bus Stop & Go, dovrebbe arrivare ad una prima tappa: il Disegno di Legge del Governo, che fa seguito alla mozione bipartisan approvata dal parlamento. Non sono mancate le polemiche per una mozione che non fa cenno della riforma della legge elettorale e la mancata approvazione di quella proposta dal vicepresidente del Senato, il PD Giachetti, per il ritorno al Mattarellum.

Anche le preoccupazioni non mancano, innanzitutto perché, la riforma elettorale sembra oscurata e rinviata a un momento successivo, ma anche per il rischio che potrebbe correre tutto l’impianto democratico nell’ipotesi di una revisione della Costituzione che, con l’introduzione del presidenzialismo o semipresidenzialismo, dovrebbe comportare un riassetto drastico dell’intero sistema di equilibrio tra poteri.

Per la verità anche la cosiddetta “messa in sicurezza” dell’attuale legge elettorale preoccupava non poco.
L’inizio del cammino verso le riforme elettorali in questa legislatura potrebbe essere fissato al 16 aprile, prima ancora del Governo Letta, con le parole del Presidente della Corte costituzionale Gallo che ha ricordato che molti, troppi, sono stati gli inviti a legiferare rivolti alle Camere rimasti «finora inascoltati». Tra gli appelli indirizzati al Parlamento dalla Corte, Gallo ha ricordato anche quelli relativi ai pronunciamenti della Consulta che invitano ad «introdurre una normativa che abbia una maggiore considerazione del principio costituzionale di uguaglianza fra uomo e donne.”

Tra le cose raccomandate alle Camere e disattese, Gallo ha sottolineato inoltre che la Consulta «ha invano sollecitato il legislatore a riconsiderare gli aspetti problematici della legge elettorale”.
In relazione agli sviluppi che sta avendo di ora in ora la questione delle riforme all’attenzione del Governo e del Parlamento, vi mettiamo al corrente che nei giorni scorsi, quando sembrava che il Consiglio dei Ministri avrebbe insediato una commissione di esperti, tutti uomini, cui affidare il compito di proporre le riforme, l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha chiesto una commissione paritaria.

Inoltre, come direttivo della Rete per la Parità, ci siamo affrettate a segnalare al presidente del Consiglio, alla ministra per le Pari opportunità e al ministro per le Riforme nove nomi di esperte.

Ci fa piacere che anche la competenza e l’esperienza delle donne siano state prese in considerazione come meritano.
Come Rete per la Parità abbiamo chiesto anche la consultazione di associazioni e gruppi: servono modi innovativi di affrontare i problemi.

Il treno delle riforme è fermo in stazione. Sembra invece che sia partito uno strano bus, di quelli a due piani STOP and GO, sul quale c’è chi sale e chi scende a piacimento.

E questo strano bus a volte fa addirittura marcia indietro.

Difficile seguire con tempestività l’evolversi della situazione, dagli annunci del Presidente del Consiglio all’atto dell’insediamento, e all’uscita dallo “spogliatoio”, intercalati con quelli del Ministro alle riforme e le notizie che emergono dai vari incontri, alcuni ufficiali, come quello avvenuto al Quirinale con il Ministro per le riforme e i Presidenti delle Commissioni Camera e Senato e altri di cui è dato riscontrare solo il risultato.
I corni del dilemma sono addirittura più dei classici due.

Il Governo deve fare i conti con le posizioni contrapposte al proprio interno: del PDL, che mira alle riforme della seconda parte della Costituzione, ma non ha nessun interesse a cambiare il porcellum, imposto a colpi di maggioranza nel 2005, e il PD, che vedrebbe molto bene un ritorno immediato al Mattarellum con piccoli ritocchi e teme colpi di mano del PDL su parti sostanziali della Costituzione.

A ciò si aggiunga la grave anomalia di un ruolo predominante che il Governo è chiamato ad assumersi per le riforme, a partire da quelle elettorali, che contrasta con quello di capofila che spetta al Parlamento.
Da qui le giuste reazioni di chi ha criticato l’ipotesi della Convenzione come prospettata in un primo momento, assolutamente inaccettabile, e risulta ancora scettico anche rispetto ad altre ipotesi, ridimensionate, che di volta in volta sono annunciate.

Il prossimo 2 giugno Libertà e Giustizia scenderà in piazza a Bologna per rinnovare un atto di fedeltà alla Costituzione e mandare un forte appello alla politica affinché rinunci al progetto e non si stravolga l’impianto complessivo della nostra Carta.

Sembrerebbe, stando alle ultime (nel senso di più recenti), dichiarazioni del Ministro per le riforme, sia nell’audizione a Commissioni Prime riunite svoltasi del 22 maggio (sospesa e rinviata per le conclusioni al 28 prossimo), sia nei comunicati successivi, che si stia profilando un accordo per le riforme che inizi con ritocchi al Porcellum.

Ritocchi destinati a evitare di avere una legge elettorale delegittimata perché in attesa del giudizio della Corte costituzionale, al quale la Cassazione ha inviato il ricorso dell’avv.to Aldo Bozzi [1].

Si tratta del nipote omonimo del presidente della prima Commissione parlamentare per le riforme che nel 1983, come altre in seguito non portò alcun risultato [2].

E si prospetta l’ipotesi della modifica solo della percentuale necessaria per usufruire del premio di maggioranza e dell’eventuale introduzione delle preferenze. Un rimedio peggiore del male, anche se battezzato “messa in sicurezza”perché imporrebbe molto probabilmente , nel caso di ritorno alle urne, di nuovo un Governo di larghe intese.

Il classico serpente che si morde la coda. Il porcellum colpisce ancora. Il seguito al prossimo post, dopo l’audizione del Ministro per le Riforme, anche per trattare l’argomento delle norme di garanzia di genere.


[1] La ribellione personale di Aldo Bozzi http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/2013-05-17/porcellum-parola-consulta-ribellione-144104.php

[2] Commissione Bozzi http://www.camera.it/parlam/bicam/rifcost/dossier/prec03.htm


Le richieste dell’accordo di azione comune per la democrazia paritaria

Le associazioni, reti e movimenti aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria si felicitano del fatto che, secondo i dati più recenti, (fatte salve le convalide delle Giunte per le elezioni o eventuali dimissioni ), la percentuale delle donne elette nel Parlamento sia superiore rispetto alle prime stime e sfiori il 31%: in dettaglio le donne parlamentari risultano essere 291, di cui 103 elette al Senato su 319 senatori (quasi il 30%) e 198 alla Camera su 630 deputati (sfiora il 30%). Si è ancora ben lontani dall’obiettivo di una presenza paritaria dei due generi, ma si tratta comunque di un passo avanti.

Di particolare e positivo significato l’elezione a Presidente della Camera dei deputati di una donna, Laura Boldrini, cui le firmatarie del presente comunicato rivolgono fervidi rallegramenti e auguri.

Le firmatarie dell’Accordo rinnovano pertanto l’appello che, tenuto conto della presenza in ogni campo di donne di comprovata competenza ed eccellenza, capaci di prendersi cura delle più urgenti necessità del paese, si assegnino alle donne posti di responsabilità e di potere in tutte le cariche istituzionali e ritengono che, si possa avanzare la proposta di eleggere una donna alla Presidenza della Repubblica.

Pur se permane la preoccupazione per la situazione di incertezza politica col rischio di una breve durata della legislatura, le firmatarie dell’Accordo ribadiscono la richiesta che in ogni caso il nuovo Parlamento:

– metta mano subito alla modifica della legge elettorale introducendo regole elettorali rispettose del principio della democrazia paritaria e che, dunque, quale che sia il metodo elettorale adottato, prevedano norme di garanzia per la presenza del 50% di donne e per la loro elezione, secondo quanto proposto nel documento dell’Accordo;

– adotti una legge che regoli il sistema dei partiti secondo l’articolo 49 della Costituzione, prevedendo anche norme per la parità di genere negli organi politici, in particolare quelli incaricati della selezione delle candidature.

– aggiorni, rafforzandola, la legge 906 del 2012 in materia di trasparenza e di riduzione dei costi delle campagne elettorali.

Roma 21 marzo 2013

1. NOI RETE DONNE
2. AFFI – ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE
3. SE NON ORA QUANDO
4. AGI ( Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)
5. AIDOS
6. ANDE
7. ASPETTARE STANCA
8. ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO
9. ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY
10. ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA
11. ASSOLEI
12. CENTRO ITALIANO FEMMINILE
13. CONSIGLIERA NAZIONALE PARITA’
14. CONSULTA DONNE DI COLLEFERRO
15. COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE
16. COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI
17. COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ ASS.NE STAMPA ROMANA
18. CORRENTE ROSA
19. CRASFORM Onlus
20. DOLS
21. DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI
22. DONNE E INFORMAZIONE
23. DONNE IN QUOTA
24. DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE
25. DONNE PER MILANO
26. DONNE ULTRAVIOLETTE
27. FIDAPA
28. FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica
29. FONDAZIONE NILDE IOTTI
30. GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità)
31. GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome)
32. ILCORPO DELLE DONNE- BLOG di Lorella Zanardo
33. IL PAESE DELLE DONNE
34. INGENERE
35. LA META’ DI TUTTO
36. LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA
37. LIBERA DONNA -ROMA
38. LIBERE TUTTE – Firenze
39. LUCY E LE ALTRE
40. MOUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)
41. MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA
42. NOID TELECOM
43. NOI DONNE
44. NOIDONNE 2005 – Sassari
45. PARIMERITO
46. PARI O DISPARE
47. PROFESSIONAL WOMEN’S ASSOCIATION
48. RETE ARMIDA
49. RETE PER LA PARITA’
50. SOLIDEA
51. TAVOLA DELLE DONNE sulla violenza e sulla sicurezza nella città di Bologna
52. TUTTEPERITALIA
53. UDI
54. USCIAMO DAL SILENZIO
55. WOMEN IN THE CITY

http://aspettarestanca.wordpress.com/2013/03/24/nuova-legge-elettorale-riforma-dei-partiti-una-donna-alquirinale-le-richieste-dellaccordo-di-azione-comune-per-la-democrazia-paritaria/

Le richieste dell’accordo di azione comune per la democrazia paritaria

Le associazioni, reti e movimenti aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria si felicitano del fatto che, secondo i dati più recenti, (fatte salve le convalide delle Giunte per le elezioni o eventuali dimissioni ), la percentuale delle donne elette nel Parlamento sia superiore rispetto alle prime stime e sfiori il 31%: in dettaglio le donne parlamentari risultano essere 291, di cui 103 elette al Senato su 319 senatori (quasi il 30%) e 198 alla Camera su 630 deputati (sfiora il 30%). Si è ancora ben lontani dall’obiettivo di una presenza paritaria dei due generi, ma si tratta comunque di un passo avanti.

Di particolare e positivo significato l’elezione a Presidente della Camera dei deputati di una donna, Laura Boldrini, cui le firmatarie del presente comunicato rivolgono fervidi rallegramenti e auguri.

Le firmatarie dell’Accordo rinnovano pertanto l’appello che, tenuto conto della presenza in ogni campo di donne di comprovata competenza ed eccellenza, capaci di prendersi cura delle più urgenti necessità del paese, si assegnino alle donne posti di responsabilità e di potere in tutte le cariche istituzionali e ritengono che, si possa avanzare la proposta di eleggere una donna alla Presidenza della Repubblica.

Pur se permane la preoccupazione per la situazione di incertezza politica col rischio di una breve durata della legislatura, le firmatarie dell’Accordo ribadiscono la richiesta che in ogni caso il nuovo Parlamento:

– metta mano subito alla modifica della legge elettorale introducendo regole elettorali rispettose del principio della democrazia paritaria e che, dunque, quale che sia il metodo elettorale adottato, prevedano norme di garanzia per la presenza del 50% di donne e per la loro elezione, secondo quanto proposto nel documento dell’Accordo;

– adotti una legge che regoli il sistema dei partiti secondo l’articolo 49 della Costituzione, prevedendo anche norme per la parità di genere negli organi politici, in particolare quelli incaricati della selezione delle candidature.

– aggiorni, rafforzandola, la legge 906 del 2012 in materia di trasparenza e di riduzione dei costi delle campagne elettorali.

Roma 21 marzo 2013

1. NOI RETE DONNE
2. AFFI – ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE
3. SE NON ORA QUANDO
4. AGI ( Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)
5. AIDOS
6. ANDE
7. ASPETTARE STANCA
8. ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO
9. ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY
10. ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA
11. ASSOLEI
12. CENTRO ITALIANO FEMMINILE
13. CONSIGLIERA NAZIONALE PARITA’
14. CONSULTA DONNE DI COLLEFERRO
15. COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE
16. COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI
17. COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ ASS.NE STAMPA ROMANA
18. CORRENTE ROSA
19. CRASFORM Onlus
20. DOLS
21. DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI
22. DONNE E INFORMAZIONE
23. DONNE IN QUOTA
24. DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE
25. DONNE PER MILANO
26. DONNE ULTRAVIOLETTE
27. FIDAPA
28. FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica
29. FONDAZIONE NILDE IOTTI
30. GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità)
31. GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome)
32. ILCORPO DELLE DONNE- BLOG di Lorella Zanardo
33. IL PAESE DELLE DONNE
34. INGENERE
35. LA META’ DI TUTTO
36. LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA
37. LIBERA DONNA -ROMA
38. LIBERE TUTTE – Firenze
39. LUCY E LE ALTRE
40. MOUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)
41. MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA
42. NOID TELECOM
43. NOI DONNE
44. NOIDONNE 2005 – Sassari
45. PARIMERITO
46. PARI O DISPARE
47. PROFESSIONAL WOMEN’S ASSOCIATION
48. RETE ARMIDA
49. RETE PER LA PARITA’
50. SOLIDEA
51. TAVOLA DELLE DONNE sulla violenza e sulla sicurezza nella città di Bologna
52. TUTTEPERITALIA
53. UDI
54. USCIAMO DAL SILENZIO
55. WOMEN IN THE CITY

http://aspettarestanca.wordpress.com/2013/03/24/nuova-legge-elettorale-riforma-dei-partiti-una-donna-alquirinale-le-richieste-dellaccordo-di-azione-comune-per-la-democrazia-paritaria/

L’Assemblea nazionale ha adottato mercoledì la creazione del voto a maggioranza congiunta destinata ai servizi, con due candidati per ogni distretto, un uomo e una donna nel contesto di un disegno di legge sulle elezioni locali.


Le scrutin binominal adopté pour l’élection des conseillers départementaux.
L’Assemblée nationale a adopté mercredi soir la création du scrutin majoritaire paritaire pour les départements, avec deux candidats par canton, un homme et une femme, dans le cadre d’un projet de loi du gouvernement sur les élections locales.

Les députés PS, majoritaires, ont voté en faveur de ce nouveau dispositif, totalement inédit. En revanche, à gauche, les élus Europe Ecologie-Les Verts se sont abstenus et ceux de la Gauche démocrate et républicaine ont voté contre. A droite, UMP et UDI ont également voté contre.

Ce projet, défendu par le ministre de l’Intérieur Manuel Valls, avait été rejeté par le Sénat en janvier. Il s’y était aussi heurté à l’hostilité de la droite et du centre, mais aussi à l’abstention, sur tout ou partie du texte, du Front de gauche et des écologistes, qui auraient préféré un scrutin proportionnel, ainsi que des Radicaux de gauche.

Pour Manuel Valls, le vote des députés “marque une étape importante dans la rénovation de la démocratie locale. En adoptant le scrutin binominal, l’Assemblée nationale a fait le choix de la modernité, celui de la parité et de la proximité”.

Il a aussi souligné que “lors des débats, l’opposition n’est pas parvenue à proposer d’alternative crédible au projet du gouvernement” et “s’est opposée obstinément à l’extension de la parité dans les départements”.

Au nom de l’UMP, Guillaume Larrivé a affirmé que “ce scrutin va créer de la confusion et des situations d’inefficacité”. “Il crée aussi une situation cousue de fil blanc puisqu’il donne au gouvernement l’occasion de redessiner la carte cantonale avec des ciseaux dangereux pour la ruralité”.

“Je vous demande de surseoir à votre binôme pour que nous puissions trouver une solution alternative”, a lancé de son côté l’UDI François Sauvadet, estimant que le gouvernement n’avait pas mené “une véritable concertation” sur son projet.

Marc Dolez (Gauche démocrate et républicaine) a reproché à ce scrutin de ne pas comporter de proportionnelle, un argument repris par Paul Molac (EELV).

Les députés se sont ensuite attaqués à l’article 3 du projet de loi, qui prévoit la réduction de moitié du nombre de cantons, afin de garder le même nombre d’élus départementaux.

Source AFP

Le 50 Associazioni aderenti all’ “Accordo per la democrazia paritaria” presentano:

AGENDA PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Roma lunedì 28 gennaio, (Sala della Mercede, via della Mercede 55, ore 15,30)

Per discutere la proposta di una “Agenda per la democrazia paritaria” le candidate alla Camera e al Senato nelle prossime elezioni politiche sono state invitate a incontrarsi lunedì 28 (Sala della Mercede, via della Mercede 55, Roma – ore 15,30) con le rappresentanti delle oltre cinquanta Associazioni di donne riunite nell’ “Accordo di azione comune per la democrazia paritaria”.

Oltre 70 i partecipanti confermati, tra i quali:

Giulia BONGIORNO, Gianfranco FINI, Silvia COSTA, Roberta AGOSTINI, Titti DI SALVO, Irene TINAGLI, Cinzia BONFRISCO, Monica CIRINNA’, Luisa LAURELLI, Cecilia D’Elia, Michela MONTEVECCHI.

info e contatti (anche per iscriversi nella lista delle presenze):
danielacarla2@gmail.commorronir@libero.it

Sono davvero contenta di annunciarvi che il TAR di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione Nazionale Donne Elettrici (ANDE) di Roma, assistita dai legali Antonella Anselmo, Pier Paolo Carbone e Luisa Capicotto, contro il Comune di Civitavecchia per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità, fissando al 40 per cento la soglia minima di presenza delle donne nelle giunte.
Ricorderete, l’ANDE di Roma aveva presentato un ricorso contro il Comune di Civitavecchia per la nomina di una sola donna tra i sette componenti della giunta.

L’Associazione aveva contestualmente presentato analogo ricorso anche contro il Comune di Gaeta, guidato da una giunta monogenere, conclusosi di recente con un rimpasto e la condanna dell’amministrazione comunale alle spese del ricorso.

In qualità di presidente e a nome del Consiglio Direttivo di ANDE Roma, che ha voluto e sostenuto in modo unanime questa iniziativa (dopo avere preso visione delle bassissime percentuali di presenza femminile negli organi di rappresentanza a livello locale, soprattutto nelle regioni del centrosud), desidero sottolineare che il TAR di Roma ha pronunciato una sentenza di valore storico per le donne italiane e per la cultura giuridica del nostro Paese, che è fondata sul principio di eguaglianza formale e sostanziale, segnando un’importante evoluzione giurisprudenziale destinata ad incidere sull’interpretazione della normativa vigente.

Inoltre, a poche settimane dal voto per le politiche e le amministrative la sentenza si rivolge a tutti coloro che saranno chiamati ad innovare la composizione degli organi elettivi a tutti i livelli di governo, orientandone le scelte in chiave europea, nel rispetto sostanziale dei principi della democrazia paritaria, come da ultimo richiamati dalla legge n. 215 del 2012, nonché del buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione.

Sottolineo anche che con questi nostri abbiamo inteso dare un segnale forte anche ai fini della ripresa del Paese, scegliendo due città nevralgiche per l’economia regionale e a cui deve corrispondere un modello economico, sociale ed anche istituzionale conforme a parametri europei di eccellenza e competitività. A questo modello, si sa, le donne contribuiscono in modo decisivo se si tiene a mente che, come hanno attestato Transparency International, la Banca Mondiale e la stessa Banca d’Italia, più donne tra gli amministratori pubblici significano minore corruzione e un’allocazione delle risorse orientata ai servizi di cura e istruzione, altrimenti prodotti all’interno della famiglia, con effetti espansivi per un mercato in Italia poco sviluppato e sullo stesso PIL.

Infine voglio ricordare che i comuni di Gaeta e Civitavecchia, andati al ballottaggio e governati rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra, sono stati selezionati dall’Associazione a conferma della sua cifra apartitica, attenta al profilo del rispetto dei diritti e della Costituzione e in accoglimento dell’appello della Rete per la Parità, oltre che in linea con i contenuti dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, cui ANDE aderisce a livello nazionale.

Un caro saluto
Francesca Piazza

ACCORDO DI AZIONE COMUNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Al Presidente Sergio Zavoli
e all’Ufficio di Presidenza
Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Alla Presidente Annamaria Tarantola
al Direttore Generale Luigi Gubitosi
e ai Direttori di testata
RAI TV
Al Presidente Angelo Marcello Cardani
Al Commissario relatore Francesco Posteraro
Al Segretario Generale Antonio Perrucci
e Al Segretario Generale ad interim Laura Aria
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

Come è noto la legge 28 del 2000, che regolamenta la “par condicio” sui media tra i soggetti politici che si presentano alle elezioni, è stata modificata dall’articolo 4 della legge 215 del 2012, entrata in vigore il 26 dicembre 2012.

All’articolo 1 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
«2-bis. Ai fini dell’applicazione della presente legge, i mezzi di informazione, nell’ambito delle trasmissioni per la comunicazione politica, sono tenuti al rispetto dei principi di cui all’articolo 51, primo comma, della Costituzione, per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini».

Purtroppo, nonostante tale importante novità, alla quale l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha concorso, recepita nel Regolamento della Commissione di vigilanza e oggetto della circolare del 15 gennaio dell’AGCOM, finora le candidate donne hanno avuto l’opportunità di scarsissime presenze e altrettanto poche sono le giornaliste che conducono trasmissioni “politiche”.

Le tabelle di monitoraggio non includono i dati di genere e la stessa informazione sulla norma voluta dal Parlamento è inesistente. Basti citare il lungo servizio andato in onda il 18 gennaio all’interno del TG2 delle 20,30, che, oltre a ricostruire la nascita ed i contenuti della legge sulla par condicio, l’ha posta a confronto con quanto avviene in altri paesi ed ha diffusamente ricordato anche come si svolgeva la campagna elettorale nell’antica Pompei, omettendo però qualsiasi accenno all’equilibrio nelle presenze delle donne e degli uomini secondo le nuove disposizioni e nel rispetto dei principi costituzionali.

Tale situazione è inaccettabile, non solo perché aggiunge un ulteriore elemento che riduce, anziché favorire una maggiore presenza delle donne in politica, ma perché fa mancare, nelle discussioni che precedono il voto, la visione “di genere”, aumenta il distacco della maggioranza delle donne dalla politica e fornisce un’informazione distorta ad elettrici ed elettori.

Vi invitiamo a tener conto che il rispetto della par condicio incide, come affermato nella sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale, sul diritto alla completa ed obiettiva informazione del cittadino “ tutelato in via prioritaria soprattutto in riferimento a valori costituzionali primari, che non sono tanto quelli relativi alla “pari visibilità dei partiti”, quanto piuttosto quelli connessi al corretto svolgimento del confronto politico su cui in permanenza si fonda, indipendentemente dai periodi di competizione elettorale, il sistema democratico.”
Di conseguenza chiediamo formalmente, a ciascuno degli organismi e delle persone in indirizzo, nella propria competenza, di adoperarsi perché in questa campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento e di tre Consigli regionali sia rispettata la par condicio, compresi gli aspetti “di genere”, oggetto principale delle nostre richieste, provvedendo:

  • a monitoraggi comprensivi di dati di genere da pubblicare secondo le disposizioni in vigore;
  • ad aprire gli spazi assegnati ad un numero di donne non rapportato soltanto a criteri già in partenza penalizzanti, come quello della presenza come capo della coalizione o capolista, per assicurare confronti svolti da donne e uomini in proporzione corrispondente alla composizione demografica del Paese;
  • a fornire una completa informazione sui contenuti della legge sulla par condicio, così come modificata dall’art. 4 della legge 215 del 2012;
  • ad agire tempestivamente d’ufficio, e/o tenendo in debito conto le segnalazioni che dovessero pervenire da parte di cittadine e cittadini o associazioni, sulle violazioni della par condicio.

Inviamo i nostri più cordiali saluti.

Daniela Carlà, Marisa Rodano, Rosanna Oliva
Roma, 19 gennaio 2013

morronir@libero.it
danielacarla2@mail.com