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Per la prima volta una donna musulmana entra in Consiglio Comunale. Si tratta di Rassmea Salah, la prima dei non eletti tra le fila del Pd alle scorse amministrative. Prenderà il posto del consigliere Pietro Ballotta, del Pd, che ieri sera durante il Consiglio si è dimesso dalla carica per ragioni familiari. Rassmea ha 30 anni, è di origine egiziana ma è nata a Casorate Primo, in provincia di Pavia. Si è laureata prima in Scienze Politiche a Milano e poi in Studi Arabo Islamici all’Università Orientale di Napoli, per poi proseguire con un master in Found Raising all’Asvi di Roma. Attualmente lavora come addetto stampa per una Ong. L’insediamento ufficiale è previsto per il prossimo Consiglio comunale.

In attesa di conoscere meglio la new entry, che ha come primato il fatto di essere la prima donna musulmana a sedersi in un consiglio nel Nordmilano, riportiamo il discorso di saluto di Pietro Ballotta. Il suo addio è stato infatti un momento commovente per la passione dimostrata nei confronti della sua città e della politica. Pietro, classe 1988, era uno dei più giovani consilieri, ma non mancava di esperienza, essendo già al suo secondo ciclo in Consiglio. Era stato eletto la prima volta a soli 19 anni.

Leggi l’articolo completo su: nordmilano24.it

Con sentenza depositata il 12 settembre 2013 il TAR Lazio ha accolto, condividendone ogni singolo motivo di doglianza, il ricorso presentato lo scorso febbraio dall’Associazione nazionale per la promozione delle pari opportunità, Rete per la Parità, gruppo Consulta le Donne e Cittadini/e, assistiti dai legali Antonella Anselmo e Pier Paolo Carbone, contro il Comune di Colleferro per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità tra uomo e donna anche nella composizione della Giunta comunale.

Il Collegio giudicante, nel richiamare la piena valorizzazione dell’apporto diretto dei singoli e delle loro formazioni sociali (costituzionalmente rilevanti, ex art. 3 della Cost.), e nel garantire in sede processuale, la più ampia possibilità di sindacare la funzione amministrativa comunale, ha deliberato di non aderire alla richiesta del Comune di Colleferro di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia, anche in ragione della consacrazione del divieto di ogni discriminazione sulla base del sesso ed il riconoscimento della parità tra uomini e donne come diritto fondamentale di tutte le persone.

Il Collegio ha così deciso che la concreta attuazione del principio di non discriminazione deve essere individuata nella garanzia di una soglia prossima alla “pari” rappresentanza dei generi, da indicarsi nel 40% di persone del sesso sottorappresentato, confermando peraltro la precedente sentenza già resa sul caso di Civitavecchia.

Leggi tutto l’articolo su: http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=7235&arg=2&red=1


Scarica la sentenza del TAR


Impugnativa davanti alla Corte costituzionale della Legge statutaria sarda: un’occasione persa, ma se vuole il Presidente del Consiglio dei Ministri fa ancora in tempo a rimediare

Il Consiglio dei Ministri del 2 agosto ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge statutaria elettorale sarda ma non per le motivazioni espresse nella richiesta avanzata il 24 luglio da molte Associazioni sarde e nazionali, riguardanti l’incompletezza della legge, che con l’art. 4 comma 4 introduce soltanto un tetto alle candidature di ciascun genere senza garantire le pari opportunità.

Un’occasione persa, ma se vuole il Governo può rimediare: c’è ancora l’intero mese di agosto per integrare la decisione del Consiglio dei Ministri, secondo la richiesta formalmente inoltrata al Presidente del Consiglio dall’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che riunisce 55 organismi tra i quali anche la Rete per la Parità.

L’unica norma considerata dal Governo è quella dell’art. 22 comma 3, che riguarda la previsione dell’incandidabilità/ineleggibilità del (della) presidente della Regione in caso di dimissioni prima della fine naturale della legislatura.

Il colmo è che il contrasto individuato dal Ministro Delrio, riferito all’articolo 22, comma 3, riguarda due articoli (3 e 51 della Costituzione), che sono tra quelli da considerare, secondo le associazioni, ai fini del ricorso alla Corte costituzionale ma con riferimento all’articolo 4 comma 4, che omette di promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

Il Governo, quindi, si è mosso solo per difendere i diritti di chi copre cariche istituzionali, trascurando del tutto le questioni di genere.

Il primo, grave e clamoroso effetto della delega alle Pari Opportunità a una viceministra – denunciano le Associazioni – e non ha neanche funzionato, com’era facilmente prevedibile, il pubblico impegno da parte di Enrico Letta a farsi carico nel CdM delle questioni per le Pari Opportunità e a invitare la viceministra ogni volta che tali questioni sarebbero state trattate.

Roma. 4 agosto 2013

segreteria.reteperlaparita@gmail.com


Scarica la lettera al Presidente del Consiglio Enrico Letta

Neo-elette Sindache, neo-eletti Sindaci,

ci rivolgiamo a Voi, all’indomani del risultato elettorale conseguito, perché uno dei primissimi compiti che Vi spetta è la nomina degli Assessori che comporranno le Giunte dei Comuni che dovrete amministrare.

Riteniamo, infatti, doveroso ricordarVi che tra i criteri che orienteranno le Vostre scelte ve n’è uno ineludibile: il rispetto della parità di genere.

Il principio non è consacrato soltanto a livello sovranazionale (in particolare dalla Carta di Nizza, ora dotata di valore giuridico, che impone la parità tra i sessi “in tutti i campi”) e dalla nostra Costituzione (precisamente dall’art. 51, che garantisce e promuove condizioni di uguaglianza nell’accesso a tutti gli “uffici pubblici”); un vincolo deriva, infatti, anche dalla legge, rivolta specificamente alle amministrazioni locali.

L’art. 6 Tuel già stabiliva che gli statuti dei Comuni dovessero introdurre norme per “promuovere” la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte, negli organi collegiali, enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti.

Oggi la portata vincolante di questa previsione è stata però resa ancor più inequivocabile grazie alla novella introdotta dalla legge n. 215 del 2012 (recante disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali. Disposizioni in materia di pari opportunità nella composizione delle commissioni di concorso nelle pubbliche amministrazioni).

Per effetto di questo intervento normativo quello che prima era un obiettivo da “promuovere” è diventato ora un risultato da “garantire”.

A conferma del fatto che si tratta di un obbligo immediatamente operante, al quale le neo-elette Sindache e i neo-eletti Sindaci devono attenersi sin da subito, l’art. 46 Tuel espressamente afferma che “Il sindaco e il presidente della provincia nominano, nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi, i componenti della giunta”.

Vi ricordiamo che già nella vigenza della precedente formulazione normativa l’assenza o la scarsa presenza di donne nelle Giunte degli enti locali (così come negli Esecutivi delle Regioni) è stata censurata dalle autorità giudiziarie, adite da cittadini e associazioni per veder rispettato il principio della parità.

A maggior ragione, dunque, i Giudici non esiterebbero oggi ad annullare i decreti di nomina delle Giunte in via di formazione qualora queste fossero ‘affette da squilibrio di genere’. Essi riscontrerebbero, infatti, la diretta violazione delle disposizioni contenute nella legge n. 215 del 2012, disposizioni che, peraltro, sono state già interpretate nel senso che non potrebbe di certo soddisfare il vincolo da esse posto la mera presenza di un rappresentante per ogni genere. Il presupposto su cui si basa questo intervento normativo è, infatti, che gli organi decisionali sono in grado di guadagnare in termini di funzionalità ed efficienza quando donne e uomini siano in essi congruamente rappresentati.

Per queste ragioni Vi invitiamo a formare Giunte composte in modo paritario, nelle quali non solo sia garantito l’equilibrio tra i generi, ma siano altresì assegnati, senza discriminazioni, gli assessorati di rilevante peso politico.

Diversamente, non ci asterremo dal far valere il rispetto della parità tra i generi dinanzi alle autorità giudiziarie competenti, impugnando gli atti di nomina delle Giunte per violazione di legge.

Ci auguriamo di non dover procedere a ricorsi, in quanto questa volta potrebbero essere accompagnati anche da azioni per accertare eventuali responsabilità per atti consapevolmente compiuti in violazione di legge, dai quali potrebbero derivare gravi conseguenze non solo economiche a danno della collettività.

In tal senso ha deliberato l’Assemblea della nostra Associazione, tenutasi lo scorso 5 giugno.

E’ gradita l’occasione per inviare i nostri più cordiali auguri di buon lavoro.

Roma, 13 giugno 2013

La Presidente
Rosanna Oliva

Oltre 50 associazioni femminili, aderenti all’accordo di azione comune per la democrazia paritaria, esprimono la loro ferma posizione per azioni concrete per l’affermazione di una piena cittadinanza delle donne e per la loro equa rappresentanza là dove si decide. A partire dalla Presidenza della Repubblica, che ad oggi non è mai stata assegnata a nessuna figura femminile.

Guarda il video su: https://www.youtube.com/watch?v=CjXKwnEzCMI

Ancora più fortemente è necessario un segnale di considerazione dell’esistenza e dei talenti della parte femminile della società, che rappresenta tra l’altro la maggioranza, dopo l’incredibile episodio dell’incarico dato a 10 saggi, per facilitare la composizione della crisi di governo, tutti e dieci uomini: come se di donne sagge non ne esistessero.

Allo stesso modo è inaccettabile che fra i grandi elettori la parte femminile sia tanto insignificante da restare addirittura sotto al 10%. E’ ora di colmare questo anacronistico divario.

Se sei d’accordo firma la petizione: http://www.change.org/it/petizioni/parlamento-italiano-eleggere-una-donna-come-presidente-della-repubblica

16 marzo 2013: una svolta nella politica italiana sotto il segno delle donne

Laura Boldrini eletta presidente della Camera dei Deputati

Piero Grasso apre il dscorso d’insediamento come Presidente del Senato nel ricordo di Teresa Mattei, recentemente scomparsa, la più giovane delle donne nell’Assemblea costituente, “per tutta la vita attiva per affermare i diritti delle donne, troppo spesso calpestati purtroppo anche nel nostro Paese”.

http://video.repubblica.it/politica/camera-laura-boldrini-presidente-il-discorso-integrale/122507/120992

16 marzo 2013: una svolta nella politica italiana sotto il segno delle donne

Laura Boldrini eletta presidente della Camera dei Deputati

Piero Grasso apre il dscorso d’insediamento come Presidente del Senato nel ricordo di Teresa Mattei, recentemente scomparsa, la più giovane delle donne nell’Assemblea costituente, “per tutta la vita attiva per affermare i diritti delle donne, troppo spesso calpestati purtroppo anche nel nostro Paese”.

http://video.repubblica.it/politica/camera-laura-boldrini-presidente-il-discorso-integrale/122507/120992

8 marzo Laurea Honoris causa a Marisa Cinciari Rodano

(ANSA) – ROMA, 8 MAR – “la senatrice Rodano rappresenta un alto esempio di costante e coerente passione civile nel segno dei valori di liberta’ e giustizia sociale, che ne hanno dapprima guidato la convinta adesione alla resistenza contro la dittatura nazifascista e poi l’intenso impegno al servizio delle istituzioni nazionali ed europee”.

E’ quanto scrive il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio al rettore dell’universita’ degli studi di Cassino, Ciro Attaianese in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in scienze della comunicazione alla senatrice Maria Lisa Cinciari Rodano.

“L’odierno riconoscimento dell’universita’ di cassino e del lazio meridionale – sostiene napolitano – sottolinea in modo significativo la continua e importante attivita’ da lei svolta, sul piano politico e su quello culturale, per la piena attuazione del principio costituzionale dell’uguaglianza e pari dignita’ di tutti i cittadini e dunque per la piena affermazione del ruolo civile e sociale della donna nel nostro paese e in tutto il mondo. in questo spirito, esprimo a Marisa Cinciari Rodano il mio vivo apprezzamento per il meritato conferimento accademico e le rivolgo un partecipe e affettuoso saluto”. (ANSA).

8 marzo Laurea Honoris causa a Marisa Cinciari Rodano

(ANSA) – ROMA, 8 MAR – “la senatrice Rodano rappresenta un alto esempio di costante e coerente passione civile nel segno dei valori di liberta’ e giustizia sociale, che ne hanno dapprima guidato la convinta adesione alla resistenza contro la dittatura nazifascista e poi l’intenso impegno al servizio delle istituzioni nazionali ed europee”.

E’ quanto scrive il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio al rettore dell’universita’ degli studi di Cassino, Ciro Attaianese in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in scienze della comunicazione alla senatrice Maria Lisa Cinciari Rodano.

“L’odierno riconoscimento dell’universita’ di cassino e del lazio meridionale – sostiene napolitano – sottolinea in modo significativo la continua e importante attivita’ da lei svolta, sul piano politico e su quello culturale, per la piena attuazione del principio costituzionale dell’uguaglianza e pari dignita’ di tutti i cittadini e dunque per la piena affermazione del ruolo civile e sociale della donna nel nostro paese e in tutto il mondo. in questo spirito, esprimo a Marisa Cinciari Rodano il mio vivo apprezzamento per il meritato conferimento accademico e le rivolgo un partecipe e affettuoso saluto”. (ANSA).

Un’ottima notizia, da far conoscere per chiudere degnamente questa intensa Giornata Internazionale della donna

(OMNIROMA) Roma, 05 MAR – «La commissione delle elette nelle scorse settimane aveva presentato due emendamenti al nuovo statuto che è in discussione presso la commissione Speciale Riforme Istituzionali Roma Capitale presieduta dall’on. Smedile e in Assemblea Capitolina. Le modifiche presentate, a firma Cirinná e Azuni, intendono ottenere una reale parità genere in Giunta senza la possibilità di escamotage o alchimie matematiche di alcun genere. Dopo molte resistenze e alcune settimane di confronto i due emendamenti sottoscritti successivamente anche dai consiglieri De Luca, Marroni, Masini e Quadrana sono stati recepiti. Pertanto il testo del nuovo Statuto prevede che la prossima Giunta di Roma sarà composta da una rappresentanza pari di uomini e donne».